
Il 4 novembre 2025, nel bellissimo Palazzo Mazzetti di Asti è stata presenta una mostra inedita e dal grande fascino: “PAOLO CONTE. Original”, la prima grande mostra dedicata al grande poeta, cantautore e compositore italiano e alla sua espressione artistica nata ancora prima della musica: la pittura.
Paolo Conte è uno degli artisti più amati del nostro tempo, icona indiscussa della storia della canzone d’autore, acclamato dai più prestigiosi palcoscenici internazionali, dal Blue Note di New York alla Philharmonie Berlin, dall’Olympia di Parigi al Teatro alla Scala di Milano.
Che si tratti della sua musica o dei versi delle sue canzoni o dei suoi disegni, alla base del suo processo creativo c’è un aspetto fondamentale e immediatamente riconoscibile: il suo stile unico, inconfondibile, fedele solo a se stesso.
Queta mostra è la più grande mai realizzata, con 143 lavori su carta, eseguiti con tecniche diverse e in un arco di tempo di quasi settant’anni. Paolo Conte ha coltivato per tutta la vita una riservata passione per l’arte visiva, formandosi come pittore e disegnatore. Dopo avere esposto nel 2000 al Barbican Hall di Londra e in diverse città italiane fino al 2007, nel 2023 Paolo Conte è invitato a esporre alla Galleria degli Uffizi, confermando il suo legame profondo con l’immagine. I suoi lavori conducono lo spettatore al centro stesso della sua poetica: elegante, malinconica, jazzata e ironica.
In mostra, ci sono opere mai esposte, tra cui: “Higginbotham” del 1957, a tempera e inchiostro, dedicata a uno dei primi grandi trombonisti jazz. Altro nucleo importante della mostra è costituito dalla selezione di tavole tratte dalle oltre 1800 di: “Razmataz”, l’opera interamente scritta, musicata e disegnata da Paolo Conte. Ambientata nella Parigi vitale e autunnale degli anni Venti, “Razmataz” celebra – dietro la misteriosa scomparsa di una ballerina – l’attesa e l’arrivo in Europa della bellezza della giovane musica americana, il jazz.”Razmataz” svela la capacità di Paolo Conte di fissare sulla carta atmosfere e personaggi, in una libertà formale che richiama le avanguardie del primo Novecento, “un periodo – afferma l’artista – carico per me di sensualità, di una immediata danzabilità che lo contraddistingue”. Infine una terza sezione di opere su cartoncino nero in cui Paolo Conte si affida alla suggestione delle linee e dei colori in un omaggio garbato, talvolta venato di ironia, alla musica classica, al jazz, alla letteratura, all’arte.
Specificità della mostra è inoltre il percorso espositivo: le opere si susseguono secondo una scelta scrupolosa e sorprendente, espressione del suo universo poetico assolutamente singolare. E questo non poteva che avvenire sotto la guida stessa del Maestro Paolo Conte, e del suo sguardo autentico, inimitabile, original, con una sola avvertenza: “Lasciare al pubblico – riprendendo le sue parole – la possibilità di immaginare con libertà massima”.
La mostra è un’opportunità rara per scoprire il lato più visivo e nascosto di un artista immenso.
La mostra, con il contributo concesso dal Ministero della Cultura – Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali, è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Regione Piemonte, Città di Asti, in collaborazione con Arthemisia con Fondazione Egle e Paolo Conte e REA Edizioni Musicali, con il contributo di Fondazione CRT, con il patrocinio della Provincia di Asti ed è curata da Manuela Furnari, saggista e autrice dei più importanti testi critici sull’opera di Paolo Conte.
Soddisfazione è stata espressa dai promotori dell’esposizione, intervenuti alla conferenza stampa. A fare gli onori di casa Francesco Antonio Lepore, presidente della Fondazione Asti Musei, organizzatrice dell’esposizione insieme ad Arthemisia, che ha ricordato il sostegno dei soci che la compongono, ovvero Comune di Asti e Fondazione CrAsti. Quindi il sindaco Maurizio Rasero: “Apre una grande mostra – ha affermato – dedicata ad un illustre concittadino apprezzato in tutto il mondo, per cui spero che gli astigiani verranno a vederla. Come primo cittadino ribadisco la volontà dell’amministrazione di continuare ad essere a disposizione di Asti Musei per organizzare e promuovere esposizioni che si propagano sempre di battere i record di quelle precedenti”.
D’accordo il presidente della Fondazione CrAsti Livio Negro, secondo cui “i numeri da record ottenuti dalla mostra su Escher dell’anno scorso rappresentano solo il punto di partenza. Il fatto che abbiamo dimostrato, come città, di essere in grado di gestire grandi mostre ci consentirà di prendere parte, all’interno dell’Ente Turismo Langhe Monferrato Roero, di cui facciamo parte, al cartellone di eventi del 2027 che vedrà Alba capitale italiana dell’arte contemporanea”.
Allacciandosi al ruolo che Asti si è ritagliata nell’organizzazione di grandi mostre, Jole Siena (Arthemisia) ha sottolineato il ritorno economico di questi eventi. «In base ai dati Istat – ha ricordato – sappiamo che ogni visitatore di una mostra determina un indotto sul territorio di 60 euro. Considerando che da quando abbiamo cominciato a lavorare con Asti Musei sulle grandi mostre sono arrivati nella vostra città 300mila visitatori, è facile comprendere come l’investimento richiesto dall’allestimento abbia un notevole ritorno economico».
Per poi raccontare genesi e potenzialità dell’esposizione attuale. «Quando da Asti Musei mi è stata proposta di partecipare alla realizzazione di questo progetto – ha confidato – ho avuto quel minimo di perplessità che ho sempre quando gli autori delle opere sono artisti diventati illustri facendo altro, perché solitamente, in questi casi, i risultati non solo eclatanti. Paolo Conte, al contrario, mi ha lasciato senza fiato perché è bravo come pittore così come cantautore. Le sue opere trasudano una passione, una sensualità e una energia rarissima».
Ha quindi citato l’opera “La passione” del 2000, scritta ad inchiostro e tempera su carta da spolvero, che riporta queste parole “Anche appena uscita dal parrucchiere la passione è sempre un po’ spettinata”. «Secondo me è l’espressione “passione spettinata” è la sintesi della mostra, perché nelle opere del Maestro si percepisce la costante sperimentazione di vari generi artistici che però, nell’insieme, danno un risultato estremamente passionale».
Nel pomeriggio al Teatro Alfieri in occasione dell’apertura della mostra a Palazzo Mazzetti, Paolo Conte aveva detto «Nella mia vita ho avuto modo di perseguire due vizi capitali. Il primo è rappresentato da disegno e pittura, il secondo dalla musica. Ma mentre la musica ti mantiene eccitato, la pittura e il disegno danno una tranquillità molto piacevole».
Così il grande cantautore astigiano Paolo Conte, protagonista di una lunga carriera che l’ha portato ad essere conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, ha parlato della sua passione per l’arte figurativa oggi pomeriggio (martedì) al Teatro Alfieri di Asti. Ne ha parlato in riferimento alla mostra: “Paolo Conte. Original”, che sarà visitabile dal pubblico da mercoledì 5 novembre 2025 al 1° marzo 2026 a Palazzo Mazzetti, composta da 143 opere a sua firma, realizzate dagli anni Cinquanta fino a qualche anno fa, e come tale la più grande esposizione a lui dedicata in Italia e all’estero .
«La mia tecnica pittorica – ha spiegato – è semplice. Le mie sono tutte opere su carta e ho sempre lavorato su un piano orizzontale. Soltanto quando era stata organizzata la mostra al battistero di San Pietro ad Asti, quando ero Maestro del Palio, sono stato obbligato a lavorare in posizione verticale, peraltro utilizzando olio su acrilico.
In questa mostra, poi, espongo tantissimi lavori che avevo realizzato per l’opera “Razmataz”, questa mia follia, un musical in cui ho fatto tutto da solo: ho scritto la storia, i testi, i dialoghi, composto 28 brani di musica e realizzato 1800 illustrazioni. Poi espongo altri disegni che avevo conservato nei cassetti, risalenti agli anni Cinquanta. Ne ho trovato certi che non sfigurano rispetto a quelli successivi. Ne approfitto per segnalare che, per fare compagnia la pubblico che andrà a visitare la mostra, piuttosto lunga, ho inserito tanti titoli per aiutarlo a concentrarsi sui significati delle opere. Titoli che a volte sono un po’ malandrini, curiosi e spiritosi, per cui prego chi andrà a visitare l’esposizione di soffermarvisi perché potrebbe ricevere un po’ di aiuto».
L’intervistatrice ha quindi sottolineato come la mostra unisca “tanti Paolo Conte” diversi, protagonisti di arte visiva, musica, titoli, aforismi. «Se c’è un aspetto che accomuna il Paolo Conte musicista, compositore, poeta e sperimentatore del visivo – è intervenuta Manuela Furnari – è il fatto che sfugge da ogni rigida catalogazione. Una categoria che gli appartiene nel profondo è l’originalità, il fatto di essere unico e fedele solo a se stesso. Per questa mostra si è quindi fatta una selezione rigorosa, ma al tempo stesso sorprendente, per cercare di esprimere quel gusto assolutamente singolare del Maestro, sotto la sua stessa guida e il suo sguardo autentico, inimitabile, appunto “original”. Con una avvertenza, e qui riprendo le parole del Maestro: lasciare al pubblico la libertà massima di immaginazione».
Roberta Scorranese ha quindi domandato al Maestro se è rigoroso nella pittura come lo è nella musica. «Molti di questi disegni – ha affermato – sono stati realizzati in fretta perché dovevano anche raccontare una storia (il riferimento è alle illustrazioni dell’opera “Razmataz”, ndr). D’altra parte, forse, non ho la pazienza nel dipingere che ho invece quando compongo musica. E’ una questione di lotta contro il tempo. Ad un certo punto la pittura mi basta, mentre la musica spesso mi trattiene. Mi viene da dire che quando la mia mano si stanca di me è ora di smettere».
Il discorso si è poi allargato all’aspetto visivo che c’è nella sua musica, al colore che dà alle note. «E’ una cosa personalissima», ha ammesso. «I colori che attribuisco alla scala musicale sono quelli che vedo io, ma un’altra persona può vedere tutt’altro».
Dopo aver citato i colori scelti («Per me il do è bianco sporco, il re bemolle nero, il re naturale marron…»), Conte ha parlato dell’amore che ha provato fin dall’infanzia per il trattore, che ha interessato le sue due passioni per la musica e la pittura. «Mio nonno – ha raccontato – aveva una tenuta in campagna dove io stavo ore ad ascoltare, nel prato, il vicino che arava col trattore. Quando si avvicinava, sentivo i suoni metallici. Poi, man mano che si allontanava, sembrava emettesse un muggito che per me era meraviglioso, qualcosa di arcano e divino. Lì ci sentivo la musica, era il cristallizzarsi nella musica. Anche nella pittura, come Picasso, per dirne uno (ride, ndr), ho avuto diversi periodi. Il primo è stato appunto quello del trattore, perché ne ero appunto innamorato. Poi c’è stato quello dei cavalli da tiro, delle donne nude e dei suonatori di jazz. E mi sono fermato lì».
Il riferimento al trattore ha dato quindi lo spunto per parlare di jazz. «E’ un discorso che ho fatto tante volte per spiegare la frase “Le donne odiano il jazz” di una mia canzone. Ho sempre utilizzato questo paragone. Gli uomini, guardando un’auto, si interessano alle parti meccaniche. Le donne, invece, guardano il lato estetico. Allora, io dico: ascoltando il jazz si deve godere dello scheletro della musica, smontarla, andare dietro alla ricerca dei segreti e dei movimenti dinamici. Alla donna, però, piace la musica dolce, almeno così era ai tempi della canzone e della mia gioventù. Ora a dire il vero meno, le donne sono diventate scopritrici di scheletri. Comunque è così. Nel jazz bisogna guardare dentro, non accontentarsi delle prime impressioni. Un tipo di ascolto difficile che non tutti si sentono di fare».
Si è poi parlato della sensibilità del Maestro verso il cinema. «Paolo Conte – ha spiegato Furnari – è un artista visivo, per cui il cinema gli appartiene nel profondo. In mostra abbiamo due sale: una multisensoriale sulla canzone “The black queen”, uno dei brani centrali di “Razmataz”, inserita in un video che comprende anche i relativi disegni; e un’altra che propone un estratto di 5 minuti dell’opera».
A quel punto il Maestro ha preso a sorpresa la parola per rivolgere un invito pubblico accompagnato da un sorriso piacevolmente sornione: «Se c’è un produttore che volesse investire in “Razmataz” si può benissimo trasformare in cinema…».
Infine, una domanda su come Paolo Conte vede la città di Asti.
«E’ una città – ha affermato – in cui si comunica poco. Non ci sentiamo tanto collegati gli uni con gli altri. Per di più è, per le sue origini agricole, abbastanza primitiva, tagliata con la scure, e qui sta il suo bello. Non ci sono mezzi termini, non c’è niente di leccato, di sofisticato. C’è proprio la voglia di “stare sul pezzo”».
«Tornando al jazz, Asti è, in proporzione, la città che ha avuto più suonatori di questo genere musicale in Italia. Una scelta professionale coraggiosa anche dal punto di vista economico, perché il jazz non ha mai reso tanto, ma che rispecchia le certezze antiche, le cose arcane tipiche delle città. Anche il paesaggio è così. Paesaggio che non ho mai affrontato nella pittura, ma solo nelle canzoni. E questo perché ero stimolato a cercarvi la parte etnica, lo spirito. Come ho scritto nel mio brano, Bartali entrava in un mondo di cose dette e non dette, ma già sapute, come se le divinità del luogo avessero già spiegato qualcosa”.
La mostra vede come sponsor la Banca di Asti e3 come media partner La Stampa.
Orario di apertura
Lunedì – domenica 10.00 – 19.00
(la biglietteria chiude un’ora prima)
Biglietti
Ingresso incluso nello smarticket Palazzo Mazzetti + mostra: € 5,00
Ridotto scolaresche: € 5,00 ad alunno comprensivo di visita guidata (min. 15 bambini, gratuito per gli insegnanti accompagnatori, max. 2 insegnanti per classe)
Visite guidate
Gruppi adulti: € 8,00 a persona
(min. 15 persone, tariffa biglietto esclusa)
Visita guidata riservata
€ 60,00 tariffa biglietto esclusa (durata 1 h)
Informazioni e prenotazioni
T. +39 0141 530 403
M. +39 388 164
prenotazioni@fondazioneastimusei.it
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Paolo Conte Asti
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