La grande mostra dell’autunno:
Martin Parr protagonista insieme allo sport a CAMERA
Centro Italiano per la fotografia presenta “Martin Parr. We ❤ Sports”, la grande mostra dell’autunno che unisce fotografia e sport: un ampio e ironico percorso tra gli scatti di un mito assoluto della fotografia contemporanea che è visitabile dal pubblico dal 28 ottobre 2021 al 13 febbraio 2022 negli spazi di via delle Rosine 18, in occasione della prima edizione torinese delle Nitto ATP Finals.
L’esposizione, a cura di Walter Guadagnini e Monica Poggi è realizzata in collaborazione con Gruppo Lavazza, partner istituzionale e storico sostenitore di CAMERA, e con Magnum Photos, ripercorre la carriera del grande autore inglese attraverso circa 150 immagini dedicate a numerosi eventi sportivi, con un focus tematico incentrato sugli scatti realizzati da Parr in occasione dei più importanti tornei di tennis degli ultimi anni.
Martin Parr Nato nel 1952 a Epsom, fin da giovanissimo Martin Parr manifesta la sua grande passione per la fotografia, sostenuta dagli incoraggiamenti del padre, fotografo amatoriale. Poco dopo la laurea al Manchester Polytechnic, nel 1974 espone i suoi primi lavori in una mostra personale alla Impression Gallery di York, intitolata:” Home Sweet Home”. Già in queste immagini emergono alcuni dei tratti caratteristici della sua poetica, come l’uso della pellicola a colori e del flash per esasperare gli aspetti più singolari e kitsch del quotidiano, elementi che lo renderanno nel giro di pochi anni uno dei protagonisti della cultura fotografica britannica e internazionale. Con uno stile documentario pungente e anticonvenzionale, nel 1994 diventa membro a pieno titolo di Magnum Photos, di cui è stato presidente dal 2013 al 2017. Nel corso della sua carriera Martin Parr ha pubblicato più di 100 libri e il suo lavoro è stato esposto in mostre personali e collettive nei musei e nelle istituzioni più importanti di tutto il mondo. Sono diverse anche le mostre e i libri da lui curati, come i tre fondamentali volumi dedicati all’editoria fotografica pubblicati da Phaidon, a cui ha lavorato insieme a Gerry Badger. Fra i tanti riconoscimenti che gli sono stati conferiti si contano numerosi premi, tra cui il Sony World Photography Award nel 2017, il premio Erich Salomon nel 2006 e il premio Baume et Mercier nel 2008. Nell’autunno 2017 istituisce la Martin Parr Foundation, con sede a Bristol, che si occupa di gestirne l’archivio, oltre a collezionare e promuovere i lavori di numerosi artisti che si sono concentrati sulla Gran Bretagna.
La mostra presenta dapprima opere in bianco e nero, già sintomatiche della capacità di Martin Parr di raccogliere le contraddizioni dell’Inghilterra dell’epoca thatcheriana, che evidenziano gli atteggiamenti delle persone intente a osservare e praticare le più disparate discipline sportive in ogni parte del mondo, dalle corse di cavalli sulle spiagge irlandesi fino al Tai Chi per le strade di Shanghai. È però attraverso l’elezione del colore a elemento distintivo della sua poetica, utilizzato a partire dalla metà degli anni Ottanta, che Parr sposa l’estetica amatoriale in un arguto gioco di critica, consapevole di far lui stesso parte della società che ritrae con spietato cinismo. Facendo propri gli atteggiamenti goffi e dal gusto per il kitsch che caratterizzano i soggetti immortalati, l’autore utilizza un linguaggio facilmente comprensibile da chiunque e, per questo, maggiormente in grado di rivelare qualcosa del nostro presente.
Ritratti tendenzialmente nei momenti di riposo piuttosto che in quelli di vera e propria performance, in queste immagini gli atleti diventano il pretesto attorno al quale si svolgono azioni e situazioni che hanno regole proprie e dinamiche consolidate. Ad attirare l’attenzione di Parr sono principalmente i tifosi, con le loro coreografie, i gadget vistosi utilizzati per manifestare goliardicamente la propria fede, i travestimenti grotteschi e gli ingegnosi escamotages di chi cerca di osservare le competizioni da una posizione privilegiata. Ma anche gli abiti eleganti e dal sapore vagamente snob di chi assiste alle corse di cavalli, raccontate nella sezione intitolata A Day at the Races, che richiama il celebre film del 1937 dei fratelli Marx ambientato proprio sul terreno di gioco di uno dei passatempi più amati dagli inglesi. Di ispirazione cinematografica è anche la sezione dedicata al calcio, traendo ispirazione da Fever Pitch (in italiano Febbre a 90°), tratto dall’omonimo romanzo di Nick Hornby, di cui ritroviamo la trama negli scatti di esultanza sfrenata da parte dei tifosi che condividono la stessa incontenibile passione del protagonista del film, impersonato da Colin Firth.
Lo sport che fa la parte del leone nella mostra è il tennis, con immagini realizzate da Parr a partire dal 2014 frequentando i quattro tornei del Grande Slam (The Australian Open a Melbourne; l’Open di Francia a Parigi, noto come Roland Garros; il Torneo di Wimbledon a Londra; l’US Open di New York). Le 40 fotografie che compongono questa sezione, assieme all’allestimento scenografico in grado di trasportare i visitatori nel vivo della competizione, narrano le dinamiche che animano sia gli spalti che i campi da gioco, sintetizzando appieno i vari aspetti della ricerca di Parr. In questi scatti, fra i più recenti dell’esposizione, si nota la grande abilità dell’autore di adattarsi ai mutamenti dell’estetica amatoriale che negli anni si è inevitabilmente trasformata sulla spinta delle numerose innovazioni tecnologiche. Senza che il suo sguardo ne esca snaturato, le sue ultime immagini non presentano più la saturazione tipica dell’istantanea analogica e le inquadrature si sono fatte più complesse, articolate e ricche di elementi, aspetto caratteristico di un modo di fotografare sempre più immediato. Viene sempre mantenuta la capacità di Parr di regalare, attraverso scatti vividi, dai più toccanti ai più esilaranti, una panoramica unica della vita dentro e fuori dal campo.
Pensata attraverso un filtro di ironia ispirato alla poetica di Parr, la mostra si conclude con una sezione interamente dedicata alla vita da spiaggia, dove i vari hobbies si mescolano con l’ormai meritato riposo.
Le immagini in mostra, e non solo, sono inserite nel volume Match Point, edito da Phaidon, che include oltre 80 fotografie tratte dal suo lavoro più recente sul tennis, con una selezione di scatti totalmente inediti.