Il 23 maggio 2024 nel Salone d’Onore dell’Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino è stato presentato il libro CALLE, testo di Taranto.

 

La Presidente Paola Gribaudo insieme al Direttore Salvo Bitonto ed i  Vice Direttore Laura Valli e Edoardo Di Mauro (in streaming) hanno dato il benvenuto ai presenti e descritto la figura di Filippo Sambuy, che nasce a Roma nel 1956, vive e lavora tra Monaco e Torino e che, dopo la laurea in Semiologia alla Università di Ginevra, inizia il suo percorso di ricerca nel campo delle arte visive, ottenendo nel 1981 una borsa di studio al PS 1 di New York ed esponendo al Centre d’Art Contemporain di Ginevra.

Lo Zohar – il Libro dello Splendore – rappresenta un fondamentale documento della spiritualità giudaica, il capolavoro della Qabbalah; non da considerare come una superstizione, ma da inserire in un più grande disegno di storia filosofica e delle religioni. Esso ha determinato lo sviluppo delle convinzioni religiose nell’ambito delle cerchie ebraiche più sensibili ai temi sacri; dal 1300 al 1800 ha costituito un fondamento di dottrina e rivelazione autorevole quanto la Bibbia e il Talmud.
Filippo di Sambuy (Roma, 1956) mette a punto dieci quadri (tecnica mista) non solo per celebrare nel loro incanto perpetuo i testi sacri, ma anche per offrire un’alternativa di teoria della narrazione ecclesiale, con una sintesi alle volte esasperatamente sentita – altre volte in apparenza rapida ma realmente fluente e vivificatoria. Con “profondo interesse intorno alla genesi dei simboli nelle varie religioni”, Sambuy declina una personale idea di Dio come principio unificatore – la temerarietà del gesto rispetta la religione e al contempo ne indaga le cause, gli atteggiamenti, le mancanze, gli abbandoni e le remissioni.  In un’astrazione “lirico-geometrica” – spesso combinata con affascinanti risonanze figurative classiche e post-prospettiche – l’artista raccoglie istantaneamente un rinnovato lessico divino primordiale: il vento, il respiro, il soffio.

Galleria delle foto: