Alla presenza di un folto gruppo di persone, il 19 settembre presso la GAM ha avuto luogo la conferenza stampa sulla mostra ‘Paolo Icaro Antologia/Anthology 1964-2019 , conferenza a cui hanno partecipato: Riccardo Passoni (Direttore della GAM) che ha fatto gli onori di casa, la curatrice Elena Volpato che ha spiegato il suo lavoro e come è organizzata la mostra, il consigliere comunale Viviana Ferrero, la Segretaria Generale della Fondazione Torino Musei Elisabetta Rattalino, l’ ex
direttore del Centro Pompidou di Parigi Bernard Blistine dal 2009 al 2013 e per ultimo l’artista Paolo Icaro.
Elena Volpato evidenzia come i giochi del piccolo Paolo tra le macerie del centro di Torino l’abbiano segnato profondamente nella sua crescita personale tanto da impedirgli di considerare il mondo soltanto con gli occhi: infatti giocare tra le macerie significa trovarsi immersi nella polvere che si solleva ad ogni movimento, ad ogni più leggero moto d’aria. Significa sentire la materia su cui camminiamo spostarsi sotto la spinta del corpo, sentire lo sfarinarsi di ciò che tocchiamo sotto i polpastrelli e portare a sera sui vestiti, sul volto e tra i capelli il segno dell’immersione nel mondo, e sapere più o meno consapevolmente di non essersi mossi in uno spazio, ma di averlo letteralmente respirato, inalato, di averlo modificato col nostro passaggio, di aver giocato non solo con delle cose ma con la sostanza di cui sono fatte e di cui è fatto il mondo, quella sostanza che emerge alla nostra consapevolezza quando i contorni si perdono, le orme collassano e la materia sembra tornare a se stessa.
L’esposizione propone una rilettura dell’opera di Icaro, rilettura che evidenzia come l’evoluzione del pensiero dell’artista si sia sviluppata attraverso i decenni.
Come sottolinea la curatrice della mostra:” la costante riflessione dell’artista che incessantemente rilegge lo spazio e la scultura alla luce di un principio trascendentale per il quale la vita delle forme coincide con il senso del divenire, dove il mondo sensibile è illuminato dalla forza vitale del tutto, dove nulla è visto nella luce asettica e a temporale del pensiero, ma tutto nasce nel fluire del tempo, tutto viene alla luce nel mondo impastato d’universale e d’umano. E’ una mostra in cui il percorso tende a compiersi e riavviarsi su sé stesso, nel quale le energie creative vanno esprimendosi in un crescendo in cui ogni seme di riflessione torna a parlare ad anni di distanza con sviluppi di inesauribile vitalità”.