In questi ultimi dodici mesi Torino è stata più vuota, più silenziosa, più calma. Anche i nostri musei, con le porte chiuse e le luci spente, apparivano sospesi e in attesa, come l’insonne che sbircia nella penombra per indovinare le prime luci del mattino per alzarsi e poter finalmente tirare un sospiro di sollievo.
Abbiamo continuato a tenere vivi i musei: abbiamo girato video per Youtube, abbiamo promosso attività per famiglie online, abbiamo raccontato visivamente le opere su Facebook e Instagram, abbiamo portato a scuola le nostre attività didattiche. Ci avete sempre seguiti con entusiasmo, ma nulla può sostituire l’esperienza dell’arte dal vero, l’emozione che un quadro o una scultura riescono a trasmettere.
Quello che più ci è mancato siete voi. La vostra espressione curiosa mentre osservate i dettagli dei preziosi servizi da tè, come tante Alice al tavolo del Cappellaio Matto, il vostro sguardo spiazzato davanti al guardiano del tempio, l’imponente Kongo Rikishi, e vedervi passare sotto l’albero di Penone, sorpresi dal suo equilibrio maestoso.
Ci è mancato condividere le emozioni.
L’arte è soprattutto spazio di libertà: di fronte all’arte siamo liberi di sentire, di esprimere un sentimento, di far circolare le idee, di condividerle, farle nostre e criticarle.
Finalmente torniamo a riappropriarci dei nostri spazi, dei nostri tempi, della nostra capacità di emozionarci: i musei riaprono.
Vi aspettiamo.
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