Il 3 ottobre presso il Museo d’Arte Orientale, alla presenza di un certo numero di giornalisti, ha avuto luogo la conferenza stampa relativa alla mostra SHORELESS, conferenza introdotta da Marco Guglielminotti Trivel (MAO) e che ha visto la partecipazione di Domenico Maria Papa, direttore della manifestazione, e della fotografa Guler Ates che ha fornito le sue opere per la realizzazione della mostra.
La mostra è parte di Art Site Fest 2019, festival dedicato alle arti contemporanee nei luoghi della cultura in undici prestigiose sedi in piemonte .
Le opere fotografiche di Güler Ates riproducono autentiche perfomance tra danza e teatro, contestualizzate per gli ambienti in cui hanno luogo. Le modelle, di cui si intuisce appena la fisionomia, sono abbigliate con stoffe colorate, spesso preziose, e rappresentano presenze metafisiche che si muovono all’interno degli ambienti storici, restituendone lo spirito.
Nel corso della sua permanenza torinese, Güler Ates ha prodotto alcune immagini tratte da shooting fotografici all’interno delle sale del MAO, dove ha allestito un vero e proprio set, per proporre e raccontare con il suo linguaggio una personale visione del Museo.
Le foto scattate al MAO, insieme ad altre immagini riprese in diversi Paesi e in particolare in India, costituiscono il nucleo della mostra SHORELESS, un dialogo aperto a livelli di interpretazione a confronto con le preziose collezioni del museo, un invito a riflettere sulla migrazione che da sempre caratterizza la storia dei popoli e l’incontro/scontro tra le culture.
Ates, infatti, sostiene: “Nell’approfondire i molti rapporti, intessuti nel corso dei secoli, rimango affascinata – dice l’artista – da come la cultura occidentale sia debitrice di forme e immagini verso l’Oriente, prossimo o lontano. E da come l’Oriente guardi da sempre all’arte europea come ad una fonte di ispirazione. La nostra epoca spesso dimentica questa millenaria storia di scambi, finendo paradossalmente per allungare le distanze, proprio in un momento storico che ci permette di accorciarle.”
Secondo il curatore della mostra e direttore artistico di Art Site Fest, Domenico Maria Papa, “le opere di Güler Ates sono site responsive. Quando non sono create per gli spazi in cui sono esposte, sono sensibili ad essi. Si caricano delle qualità e dei significati dei luoghi. A differenza di una parte importante della produzione contemporanea, che spesso si astrae da un contesto per essere osservata nello spazio neutro di una galleria, la ricerca di Ates è da sempre indirizzata a cultura e storia degli ambienti ai quali si rivolge. Ogni sua opera mira, attraverso lo spiazzamento provocato dalle sue misteriose figure, a sollecitare lo spettatore, inducendolo a riconsiderare le sue abitudini percettive.”

Il MAO – dice il direttore Marco Guglielminotti Trivelnasce come museo di arte orientale antica, ma si è aperto fin dal 2010 all’esplorazione della contemporaneità – ospitando in diverse occasioni sia le opere di artisti asiatici sia i lavori di artisti europei che si ispirano alle culture dell’Asia da varie prospettive. Il lavoro di Güler Ates coniuga queste due possibilità: artista di origine asiatica ma naturalizzata europea, guarda a un museo europeo di oggetti asiatici con uno sguardo da cittadina del Mondo. E in questo sguardo, attraverso il velo delle sue misteriose figure, si disvela la Musa ispiratrice della natura stessa di un museo come il MAO, che è stato creato e continua a vivere proprio per il superamento di dicotomie e di confini. Shoreless, per l’appunto”.