di Stefano Tonetto

Il 1° dicembre 2023 è stata aperta eccezionalmente al pubblico la cappella settecentesca del Polo Teologico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose in occasione dell’inaugurazione della mostra: “inAttesa” realizzata in collaborazione con l’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino. Durante la visita il pubblico può ammirare cinque opere di cinque giovani artisti diplomati nell’Accademia Albertina, sul tema dell’Avvento (Giulia Piacci, Giuseppe Gallace, Chantal Garolini, Andrea Zanninello, Lorenzo Gnata).

 

Il prof. don Alberto Piola curatore della mostra e la dott.ssa Paola Gribaudo Presidente dell’Accademia Albertina hanno espresso soddisfazione per la possibilità che si è presentata anche quest’anno per allestire una mostra dedicata al Natale.

La prof.ssa Laura Valle Vicedirettore dell’Accademia Albertina e curatrice della mostra, nel suo intervento si è complimentata con gli artisti per l’ottimo lavoro svolto.

Il prof. Don Mauro Grosso ha detto: “Il tempo d’Avvento è per i cristiani il tempo dell’attesa. Si tratta di un’attesa dalle molte sfaccettature.

Nel presente, è l’attesa del Natale, l’attesa di Dio che si fa uomo in Gesù di Nazaret. È il mistero dell’Incarnazione: Dio che viene in mezzo all’umanità, che scende per stare con essa. Dio si fa uomo per far conoscere nel Dio-Figlio l’amore di Dio-Padre verso ogni essere umano, per mostrare il mistero della sua gloria che risplende nella sua umiltà, per donare materialmente all’umanità la possibilità di accoglierlo, abbracciarlo, venerarlo, amarlo o rifiutarlo, schiaffeggiarlo, deriderlo, crocifiggerlo.

Ancora nel presente, l’attesa dell’Avvento si rinnova ogni giorno. Infatti, ogni giorno il Dio Figlio viene in modo inatteso a bussare alla porta dell’esistenza di ciascuno. Con umiltà e con il rischio di ricevere, ogni volta, un rifiuto; ma anche, di essere accolto e cambiare la vita. E ogni possibile accoglienza vale la pena di correre il rischio di qualsiasi rifiuto. È come accade a un’opera d’arte: essa presta volto e colore alla bellezza, nel tentativo di conoscerla e farla riconoscere, correndo però il rischio di non riuscirci.

Dal passato, proviene quell’evento di cui l’Avvento prepara la celebrazione. Un evento che fu atteso dall’Israele dell’Antico Testamento, ma che si realizzò in maniera inattesa, non secondo le logiche previste dagli esperti della Legge di Dio. Celebrare quell’evento non è ossequiare la memoria di un anniversario, ma è renderlo presente, portarlo nell’oggi riportando ciascuno là nel passato, nell’anno zero, nella fioca luce della Grotta di Betlemme. È un “far memoria”, non è solo commemorare; far memoria è inserirsi in una tradizione vivente e vitale. È far emergere una realtà da un significato, come in un’opera d’arte: attingere alla creatività che ha realizzato l’opera. L’Avvento è restare in attesa di immergersi nella vita divina del Dio che si sporca le mani in favore dell’uomo, immergendosi nell’umanità, consegnandosi in balìa dell’umanità. L’Avvento è scoperto dell’inatteso. Come lo è contemplare un’opera d’arte.

Infine, il futuro: l’Avvento è sguardo e cuore protesi verso il Dio-Figlio che deve venire ancora e di nuovo. Per sua stessa promessa e ammissione, Egli tornerà: morto in croce, risorto e asceso al Cielo, ritornerà alla fine dei tempi. Il cristiano è costantemente in attesa di questo ritorno, del quale però non conosce né il giorno né l’ora. È l’attesa dell’ora che non sai, la quale giungerà dunque inattesa; è il paradosso di un’attesa inattesa. Ma questo futuro, promesso e nello stesso tempo incerto, non fa paura, perché avrà come esito il ritorno dell’Amico, dell’Amato, del Fratello; questo futuro non è inoperoso, perché l’attesa è preparazione, vigilanza, trepidazione. Assomiglia alla fruizione di un’opera d’arte, la cui bellezza è sempre di là da venire nella sua pienezza e definitività.

Il critico d’arte e giornalista Angelo Mistrangelo

Scorci di segrete, complesse e vibranti identità affiorano dalle composizioni dei cinque artisti, che hanno realizzato un personalissimo percorso all’interno della mostra: “inAttesa”, tra ricerca e intensità espressiva. E sono momenti di un linguaggio che trova determinanti e decisive rispondenze con le immagini evocate, la tensione del dato cromatico e la leggerezza del segno che fissa uno sguardo, un corpo e un’ideale mappa stellare.

Impressioni e meditate soluzioni tecniche, risvolti poetici e rivelate esperienze, concorrono a definire questa seconda mostra allestita negli straordinari spazi della cappella settecentesca del Polo Teologico.

Un’esposizione che è riflessione, scansione di interiori sensazioni e suggestioni legate al periodo dell’Avvento, nell’attesa di un’alba che annuncia rasserenanti orizzonti al di là delle sconfitte quotidiane e dei conflitti che aggrediscono e trasformano paesi, popolazioni, rapporti sociali.

E nell’attesa di un evento risolutore, di una visione che supera i giorni di inaudite sofferenze per raggiungere una riaffiorante spiritualità, si coglie l’essenza di una rassegna artistica e del suo essere messaggio, storia, testimonianza.

Una testimonianza che ancora una volta emerge dai versi di David Maria Turoldo: “e un angelo che suoni il flauto/ nel silenzio di una dolcissima/ aurora…/ ma non è che un pallido sogno:/ altra/ è l’Aurora/ che attendo:/ pure in timore e tremore…” (da “L’aurora che attendo”).

Un sottile tremore che percorre i volti del ciclo “Frammenti” di Giulia Piacci resi con una scrittura che unisce la sequenza iconografica dei ritratti al fluire inesausto di una umanità in cammino verso nuovi approdi della conoscenza, dell’essere e del divenire. Frammenti che appaiono quali reperti di lontane e affascinanti civiltà, che si “possono inquadrare – suggerisce l’artista – nella inevitabile dimensione della memoria”.

Una memoria che richiama l’attenzione intorno all’insolito taglio prospettico della tela “La fuga di Caino” di Giuseppe Gallace, che rimanda l’osservatore al “Cristo morto” del Mantegna, ma con un andamento del tutto particolare nel definire in primo piano la struttura dei piedi di una figura distesa. Una scena avvolta da un’atmosfera fortemente drammatica, che collega passato e presente, sorprendente classicità e contemporaneità.

Il dialogo tra pensiero e immagine, rattenuta gestualità e identità evanescente, sottolinea i contenuti dell’acrilico “Doppio in attesa” di Chantal Garolini. Si avverte nei suoi profili una rappresentazione sensibile al mutare della luce, mentre stabilisce un immediato rapporto tra gli autoritratti e la materia, in una misurata resa dell’idea che le “nostre fragilità debbano essere normalizzate nella società in cui viviamo, perché l’uomo non è forte, ma “meravigliosamente” fragile”.

Una concezione e dimensione dell’arte che da Andrea Zanninello è decifrata e assegnata allo sguardo indirizzato verso il costato del tormentato corpo di Cristo, illuminato da una sorgente luminosa che scopre e rivela, contemporaneamente, il volto dolente della tela “Il veleno e la cura”. Una lettura, la sua, ispirata dal “Crocifisso” di Dedalo Montali, permeato da un sentimento che riafferma il senso di un tempo rivisitato.

Per la settecentesca cappella, Lorenzo Gnata ha immaginato e accordato, come una partitura musicale, l’opera: “Con le stelle”, dove su un cielo notturno confluiscono figure umane e stelle che creano una narrazione “vicinissima a quella dell’attesa, ossia la nostalgia, o, più precisamente, il desiderio del nostalgico”. E le lievissime entità figurali diventano volo sospeso, utilizzando e sperimentando la penna 3D bianca su un velo di tulle nero.

Simboli, riferimenti e singolari tecniche sono gli elementi di un incontro che rispecchia la creatività degli artisti contemporanei invitati, attraverso un segno che consegna a questa nostra stagione pagine culturali, emozioni e l’incommensurabile valore di un profondissimo silenzio.

 

Il dott. Enrico Zanellati referente delle comunicazioni dell’Accademia Albertina e curatore della mostra con gentilezza e professionalità ha guidato i visitatori alla esposizione e presentando gli artisti.

Informazioni utili:

L’ingresso alla mostra è in via XX Settembre 83, visitabile gratuitamente a pochi passi da piazza Castello e dal Duomo di Torino.

Gli orari sono i seguenti:

venerdì 1° dicembre 2023 dalle 18.30 alle 20.00, in occasione dell’inaugurazione.

sabato 2 dicembre 2023 dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 18

lunedì 4 dicembre 2023 dalle 15 alle 18

martedì 5 dicembre 2023 dalle 15 alle 18

mercoledì 6 dicembre 2023 dalle 15 alle 18

giovedì 7 dicembre 2023 dalle 15 alle 18

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