Nella sala 1 della GAM di Torino il giorno 8 ottobre è stato presentato il volume edito da Allemandi dedicato a Mario Davico (1920-2010), pittore apprezzato nel panorama artistico italiano e internazionale dalla fine degli anni Quaranta alla metà degli anni Sessanta (espose nelle mostre dell’Art Club, alle Biennali di Venezia, Quadriennali di Roma, in Francia e altri paesi europei, in America, Giappone, Australia). La scelta di ritirarsi, pur continuando a sviluppare la sua ricerca in dialogo con alcune forme della pittura “riflessiva” contemporanea, ha avuto come conseguenza il fatto che il suo nome venisse quasi dimenticato.
Riccardo Passoni (Direttore della GAM) ha fatto gli onori di casa dando il benvenuto a Pino Mantovani, Flaminio Gualdoni e Franco Fanelli che sono intervenuti nella presentazione del libro di Allemandi, raccontando aneddoti della vita dell’artista in questione, essendo a lui legati da un rapporto di amicizia.
Dopo l’Antologica all’Accademia Albertina di Torino di 25 anni fa, che lo stesso Davico curò meticolosamente, questo è il primo studio sistematico dedicato alla sua opera.
Come afferma Gualdoni :“Per Davico «il luogo buono» è lo studio, dove l’artista esercita la gioia elaborante della riflessione e del fare, nella cui atmosfera concentrata e confidente l’opera nasce e ha senso che esista. Mentre l’esperienza dell’esporre ha sempre in lui un tratto traumatico, di violazione e sofferenza della natura autentica dell’opera e della privatezza intellettuale: sino alla scelta radicale dell’ultima stagione. Davico d’altronde non si pensa mai veramente «d’avanguardia», soprattutto per quanto attiene agli aspetti comportamentali, mondani del lavoro. Il suo vivere informatissimo, sempre ben presente, nel milieu artistico, vale in quanto offre materia indispensabile al suo ragionare interrogativo sulla pittura, al suo vaglio ferocemente critico e autocritico che si riconosce nel fare, cioè nella zona franca intellettuale ed esistenziale dello studio, dove la pittura sola conta, oltre ogni circostanza, ogni nominalismo possibile, ogni accidente mondano”.