di Stefano Tonetto
All’Accademia Albertina la stagione riparte con una nuova mostra: «Dalla materia all’opera» inaugurata nell’ipogeo della Rotonda Talucchi e con la riapertura delle porte agli studenti che, nella prima settimana di novembre, parteciperanno, in piccoli gruppi, ai laboratori, mentre le lezioni teoriche saranno ancora online. In attesa della ristrutturazione della Cavallerizza, i rappresentanti  dell’Accademia stanno cercando dei nuovi spazi per poter continuare le attività didattiche.
Il Presidente dell’Accademia Albertina di Torino Paola  Gribaudo dichiara che la mostra: ”Dalla materia all’opera” lascerà il segno per vari ragioni. L’idea di celebrare tre Maestri dell’Albertina come Ermanno Barovero, Raffaele Mondazzi  e Francesco Preverino, al termine della loro docenza in Accademia, era nata durante la presidenza di Fiorenzo Alfieri e la direzione di Salvo Bintonti. Ora, insieme al nuovo direttore Edoardo Di Mauro, ci si trova  ad inaugurare il progetto espositivo a quasi un anno della tragica scomparsa di Raffaele Mondazzi  che è stato per decenni una colonna portante per tanti allievi che lo hanno incontrato nel loro cammino. Con l’aiuto dei suoi familiari è stato possibile continuare il progetto nel solco che Mondazzi stesso aveva tracciato con due esponenti dell’arte post concettuale torinese quali Barovero e Preverino. Pino Mondazzi ha curato un allestimento di straordinaria forza ed eleganza, il primo a portare la pittura e la scultura nell’ipogeo restaurato della Rotonda Talucchi. L’allestimento delle opere, alcune di notevoli dimensioni, è avvenuto poco prima del a confinamento che tutti abbiamo vissuto a causa della pandemia di Covid-19.
Il Direttore dell’Accademia Albertina Edoardo De Mauro parlando di Barovero afferma che: “ L’artista, fortemente attaccato alla pittura ma anche nell’incisione che ha insegnato all’Accademia Albertina negli anni ’80, si cimenta prevalentemente nell’installazione, realizzando composizioni ambientali rigorose dove largheggia l’uso del ferro e della lamiera, da lui spesso usati come supporto bidimensionale per opere di materia aniconica.”
A proposito di Preverino, De Mauro dichiara: “La pittura di Preverino, un equilibrato alternarsi di iconico ed aniconico, di sintesi formale ed espressionismo, rappresenta l’istinto che, sullo spazio tela, si placa per dare corpo ad un’immagine compiuta, ad un’urgenza inespressa che si quieta nella composizione, dove spesso si integra in una dimensione polimaterica.”
Secondo il Direttore dell’Accademia Albertina:” la tematica del corpo, prioritaria nell’opera di Raffaele Mondazzi, è un elemento centrale al dibattito artistico contemporaneo. A patto che venga interpretata e divulgata nella sua corretta dimensione, che non è certo quella di una statica citazione delle esperienze estreme, ed all’epoca giustificate, nella fase in cui l’espressione artistica radicalmente si liberava, una volta per tutte, dall’involucro bidimensionale, andando ad abbracciare l’esterno partendo dalla propria interiorità.”