Il 6 giugno 2024 a Venaria Reale sono stati presentati alla stampa due eventi molti importanti:
- Venaria Green Art
- La flagellazione di Cristo di Caravaggio, che completa la mostra “Capodimonte da Reggia a Museo”
“Venaria Green Art” è il nuovo festival artistico nei Giardini della Reggia di Venaria, nato per proseguire il percorso di inserimento di installazioni artistiche nei Giardini stessi e ideato per mettere al centro il rapporto tra uomo, architettura e natura.

9 artisti italiani e internazionali sono chiamati a utilizzare la materia vegetale presa in loco e plasmata dal genio dell’artista, per rappresentare un’ulteriore chiave di lettura del dialogo tra l’architettura del complesso e la magnificenza del giardino, conferendo vita alle parti di scarto che la natura produce.
Nel corso di una settimana, la: “Green Art Open Week”, in programma dal 13 maggio al 13 ottobre, nel massimo rispetto della natura, gli artisti realizzano e presentano le loro opere, lavorando nel contesto dei Giardini della Reggia e potendosi esprimere in un grande progetto di valorizzazione paesaggistica, capace di esaltarne linee, caratteri e forme attraverso l’utilizzo di elementi naturali ormai disseccati ma rivitalizzati da un’anima nuova.
La fruizione delle opere d’arte nei Giardini sarà accompagnata dal programma delle iniziative di. “Green Art Fest”, incentrate sulle tematiche del rapporto tra la sostenibilità e l’arte, cibo, letteratura e sport.
Gli artisti protagonisti del Festival
Scopri gli artisti, i loro progetti e le relative ubicazioni all’interno dei Giardini della Reggia

Venaria Green Art è curata da Alessia Bellone e Cecilia Serafino.
——-
Il 6 giugno 2024 la mostra: “Capodimonte da Reggia a Museo. Cinque secoli di capolavori da Masaccio a Andy Warhol” si è arricchita di nuovo elemento: la bellissima opera di Caravaggio: ” La flagellazione di Cristo” che rimarrà esposta fino al 15 settembre p.v. e che completa l’esposizione con un allestimento apposito.

Commissionata da Tommaso de Franchis: “La Flagellazione” è la seconda delle commissioni pubbliche pervenuteci dei due soggiorni del Caravaggio a Napoli: il primo alla fine del 1606, ii secondo a fine del 1609. La più antica è la: “Madonna delle Sette Opere di Misericordia”, eseguita entro il gennaio 1607 per l’altar maggiore del Pio Monte di Misericordia, dove si vede tuttora.
Il dipinto, manifesto dell’ultima maniera di Caravaggio, è stato realizzato nel 1607 durante il primo soggiorno napoletano del Maestro per la chiesa di San Domenico Maggiore, dove è stato esposto fino al 1972 quando, per motivi di sicurezza, è stato trasferito al Museo di Capodimonte che ne detiene tutt’oggi la custodia e dove nel 2018 è stato dotato di una splendida cornice intagliata e dorata in oro zecchino, recuperata nei depositi del museo. In questa iconica tela la luce costruisce i volumi che emergono dall’oscurità. La bellezza e l’incarnato chiaro del Cristo si contrappongono alla brutalità e ai corpi scuri dei carnefici, che si accingono a sottoporlo alla flagellazione. L’espressività grottesca del personaggio in piedi a sinistra è tipica dell’ultima maniera di Caravaggio. Dentro un ambiente indeterminato, simile a uno stanzone, il Cristo, legato a una colonna di cui vediamo la parte superiore è flagellato da due carnefici, mentre un terzo, accovacciato in basso, sta legando delle fascine per realizzare un ulteriore flagello. Se la composizione ricalca un impianto moderatamente tradizionale, dove echi di Raffaello e Giulio Romano si combinano alla conoscenza di Tiziano, nuova vi appare la condotta pittorica. Mentre il Cristo rivela uno dei nudi più umani e veri che siano mai stati dipinti, le figure degli scherani sono realizzate con pochi colori e quasi senza disegno, come se il pittore avesse dipinto di prima. L’ultimo stile del Caravaggio, di cui questo dipinto è il manifesto, prevede un’esecuzione rapida, volutamente antiaccademica. Capolavoro senza precedenti ed eredi diretti,” La Flagellazione” de Franchis rimase uno dei quadri più ostici da copiare, o anche solo da emulare, del maestro lombardo. Lo conferma la modestia della copia seicentesca, forse riferibile al napoletano Andrea Vaccaro (1604-1670) che si trova oggi in San Domenico Maggiore. Gli esami e gli approfondimenti diagnostici, rivelatisi decisivi negli studi caravaggeschi degli ultimi anni, hanno interessato, a più riprese, il quadro. Le prime radiografie rivelarono che, al di sotto della figura del flagellatore di destra, Caravaggio aveva immaginato, in un primo tempo, un ritratto, forse quello del committente stesso. [Roberto Nicolucci]
La grande mostra, allestita nelle Sale delle Arti della Reggia, espone oltre sessanta capolavori provenienti dalle collezioni artistiche di Capodimonte, che annoverano i più grandi maestri della storia dell’arte: da Masaccio a Parmigianino, da Caravaggio a Tiziano, per citarne alcuni. Un percorso espositivo imperdibile alla scoperta di una collezione straordinaria, ma anche di una storia affascinante: quella di una Reggia divenuta un grande Museo che, nel corso dei secoli, ha preservato alcune tra le più raffinate raccolte d’arte di tutta Europa
La mostra è stata resa possibile grazie all’intervento del Ministero della Cultura e realizzata dal Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con il Museo e Real Bosco di Capodimonte e i Musei Reali di Torino, in virtù di un rapporto eccezionale ed esclusivo tra prestigiosi enti culturali di valenza internazionale.
Biglietti per la mostra:
Intero: 14 €- Ridotto: 12 €- Ridotto ragazzi: 8 €- Scuole: 4 €