di Stefano Tonetto
Il 12 maggio nella bellissima Sala Diplomatica della residenza di Camillo Benso Cavour a Santena di (TO) ha avuto luogo la celebrazione dei 170 anni trascorsi dalla nascita della prima agenzia di stampa in Italia, la Stefani, ad opera di Camillo Benso di Cavour e Guglielmo Stefani e dei 60 anni passati dalla emanazione della legge che istituisce l’Ordine dei giornalisti unitamente al convegno: “Il futuro delle agenzie di stampa nell’incalzare delle tecnologie”, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e dalla Fondazione Filippo Burzio, in collaborazione con la Fondazione Cavour di Santena.

Il presidente della Fondazione Cavour di Santena Marco Boglione ed il sindaco di Santena Roberto Ghio hanno dato il benvenuto ai convenuti ed hanno evidenziato come la fama della cittadina sia dovuta non solo alla residenza di Cavour ma anche alla produzione degli asparagi di cui è in corso la 90° Sagra dell’Asparago di Santena che durerà fino al 21 maggio 2023.

Alberto Sinigaglia, presidente della Fondazione Filippo Burzio e del Polo 900 di Torino, dopo aver ringraziato i presenti e i suoi collaboratori ha fatto un breve quadro dell’imprenditore Filippo Burzio.
Stefano Tallia, presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, dopo un saluto ha detto: «Le agenzie di stampa sono state costrette a cambiare il loro modo di lavorare per continuare a svolgere la funzione primaria che svolgono all’interno del mercato editoriale. Abbiamo bisogno di gettare un ponte sul futuro e abbiamo bisogno che i temi del giornalismo tornino a essere discussi all’interno del dibattito pubblico, perché riguardano il funzionamento della nostra democrazia. Talvolta c’è purtroppo una certa distrazione, dimostrata anche dal parlamento, che in 60 anni non ha messo mano a una legge ormai superata. L’Ordine ha dato delle risposte ma non può essere sufficiente, ha bisogno di interventi legislativi che poggino sull’analisi e sulla lettura della realtà. Si deve ragionare sugli sviluppi nella società e nella professione delle nuove tecnologie, ma abbiamo anche bisogno di strumenti per interpretare la realtà».
Prende, quindi, la parola il sociologo e studioso dei media Derrick De Kerckhove, che ha basato il suo intervento sull’importanza del linguaggio: «Il rapporto tra umano e tecnologia sta cambiando. Come suggerisce Yuval Harari la lingua è il principale sistema operativo di una comunità. Attraverso la lingua si stabiliscono le regole di comportamento e molte altre cose. Noi tutti stiamo perdendo il controllo del linguaggio, il controllo della parola e se non possiamo più contare su questo, allora il giornalismo soffre. La risposta è quella di riconoscere il problema, difendere il linguaggio come è stato difeso l’italiano, difendere la conoscenza e prendere coscienza del problema con l’educazione».
Giannetto Baldi, caporedattore Ansa, ha risposto alla domanda che ha dato il titolo all’evento: «Noi agenzie crediamo che ci sia un futuro. Le agenzie continueranno a essere centrali in futuro nella comunicazione integrata. Qualche anno fa c’erano timori per il nostro futuro, con l’avvento di internet e dei social, ma ora siamo certi che anche se cambia il modo di fare giornalismo, la funzione è sempre quella. Con la crisi di dieci anni fa ci siamo messi al passo con i tempi, ma soprattutto siamo stati premiati dal fare informazione in modo certificato. Con il Covid si è reso evidente il ruolo centrale delle agenzie, perché di fronte a una crisi planetaria, trovare luoghi con un’informazione più ragionata, tempestiva e accreditata nel riportare informazioni essenziali è stato fondamentale. Per il futuro, tra le iniziative, stiamo costruendo una piattaforma integrata per far dialogare i nostri archivi di immagini e notizie, ma dietro a questa innovazione ci sarà sempre un giornalista che racconterà una storia».
Paolo Borrometi, condirettore di Agi, nel suo intervento ha affermato: «Credo che il futuro e presente delle agenzie si intersechi con il giornalismo più in generale. Le agenzie sono la fonte di informazione primaria ma – come ha spiegano Giannetto Baldi prima di me – grazie al Covid e a eventi come la guerra, nelle situazioni di crisi risalta l’importanza del ruolo delle agenzie, per un motivo fondamentale: perché i costi altissimi che abbiamo sono anche per essere sempre presenti e garantire un’informazione internazionale. Inoltre, non si può parlare di presente e futuro se non si parla di passato. Quindi, qual è il vero impegno per rispondere alla domanda di questo convegno? Il vero impegno oggi per le agenzie è cercare di mettere insieme il glorioso passato con presente e futuro, non dimenticando mai il valore del take ma ampliando. Le nuove tecnologie sono infatti fondamentali se sono al servizio del giornalismo e non il contrario. Io credo che la democrazia si misuri sul livello dell’informazione che c’è in un Paese. Cosa direbbero oggi dei cambiamenti tecnologici i padri delle agenzie? Bisogna certamente rimanere al passo con i tempi, ma dobbiamo ammettere anche che l’informazione cambia e noi dobbiamo mettere sempre al centro la nostra missione, che in definitiva è quella dell’Articolo 21 della Costituzione».
Prende, quindi, la parola Carlo Bartoli, presidente nazionale dell’Ordine dei Giornalisti: «Non siamo qui per “festeggiare” ma per ricordare. Dobbiamo salvare i valori e cambiare la legge o – con un chiasmo – dobbiamo cambiare la legge per salvare i valori. Possiamo continuare a esercitarci a produrre bozze innovative di trasformazione della nostra professione, ma la verità è che siamo a un bivio: vogliamo cambiare e imboccare la strada della trasformazione oppure quella della conservazione? Dobbiamo essere chiari con noi stessi. Il giornalista ha delle responsabilità; ha anche dei privilegi, ma non ne può abusare, noi per primi dobbiamo difendere la libertà, dagli altri ma anche da noi stessi, affinché a essere difeso sia il giornalismo stesso. Concludo dicendo che per far sopravvivere la professione all’algoritmo serve un continuo aggiornamento e soprattutto l’etica, che la macchina non avrà mai. È importante, perché in ballo c’è il futuro della democrazia».

Marco Fasano, direttore della Fondazione Cavour, ha accompagnato i giornalisti a visitare la residenza cavourese ed ha spiegato che la Fondazione Camillo Cavour ha lo scopo di promuovere gli studi cavouresi e ogni iniziativa utile ad approfondire e diffondere la conoscenza dello statista torinese, della sua opera e dei suoi insegnamenti. La fondazione ha lo scopo di conservare e valorizzare il lascito del marchese Giovanni Visconti Venosta alla città di Torino.
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