Il 25 giugno è una data particolare per la Confraternita del Santo Sudario: il 25 giugno 1997 la S. Sindone è stata esposta per tutta la giornata nella Chiesa della Confraternita dove ha avuto luogo un ostensione alla presenza di S.E. Giovanni Saldarini Arcivescovo di Torino

Oggi 25 giugno 2026 nella stessa Chiesa è stata presenta una copia della Sindone Vision-Tattile , una riproduzione tridimensionale in scala 1:1 della parte frontale del Telo sindonico, pensata per consentire la fruizione anche attraverso il tatto e per ampliare le possibilità di lettura del reperto da parte del pubblico, che sarà esposta fino al 30 giugno 2026.

 

 

Il progetto nasce dalla collaborazione tra la  Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS e la direzione scientifica del Museo della Sindone, con il contributo di un lavoro interdisciplinare che ha coinvolto Università di Torino e Politecnico di Torino. L’obiettivo dichiarato riguarda l’accessibilità culturale, con particolare attenzione alle persone con disabilità visiva, e allo stesso tempo la possibilità di offrire nuove chiavi di interpretazione anche a chi vede.

La riproduzione è realizzata in una speciale resina, modellata attraverso tecniche digitali che trasformano le variazioni cromatiche dell’immagine originale in rilievi percepibili al tatto. L’intervento restituisce in forma tridimensionale i dettagli dell’Uomo della Sindone: la ferita al costato destro, i segni sulla fronte, le tracce ai polsi e ai piedi, la posizione del corpo.

Rispetto alla versione in alluminio realizzata in occasione dell’Ostensione del 2000, il nuovo manufatto introduce elementi di leggerezza e mobilità. La struttura può essere trasportata con facilità e collocata in contesti diversi: parrocchie, associazioni, strutture sanitarie, spazi culturali. Il progetto prevede infatti una diffusione itinerante, con prime tappe già programmate a partire da Bardonecchia e da alcune realtà dedicate alle persone con disabilità visiva.

 Nel corso della presentazione, la vicesindaca di Torino Michela Favaro ha richiamato il ruolo della città come punto di riferimento per i percorsi legati alla Sindone: “Sentire la Sindone oltre lo sguardo. La possibilità offerta dalla Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS, grazie al lavoro della direzione scientifica del Museo della Sindone, è suggestiva e necessaria. Lo è per tutte le persone ipovedenti che avranno la possibilità di confrontarsi con un reperto storico, dal grande valore religioso per tanti fedeli, ma lo è anche per chiunque voglia avvicinarsi da un’altra prospettiva a quello che, nel corso dei secoli, è diventato un simbolo del nostro territorio”.

 

 

 

Il professor Nello Balossino, direttore scientifico del Museo della Sindone, ha illustrato il lavoro alla base della nuova realizzazione, sviluppato attraverso competenze differenti. Ha richiamato il contributo congiunto di studiosi e tecnici, spiegando come la trasformazione dei dati visivi in rilievi tridimensionali consenta una lettura più articolata dell’immagine sindonica:

“Le tecnologie sviluppate per trasformare le informazioni presenti nell’immagine sindonica in rilievi tridimensionali permettono di cogliere particolari che normalmente sfuggono all’osservazione. Quando si percepisce la profondità della ferita al costato, quando si seguono con le dita le tracce delle colature di sangue sulla fronte o si riconosce la posizione delle mani e dei piedi, non si acquisisce soltanto un’informazione: si entra in relazione con la sofferenza dell’Uomo della Sindone. È un’esperienza che coinvolge i non vedenti, ma che offre nuove possibilità di comprensione anche a chi vede”.

Un passaggio centrale riguarda proprio la dimensione sensoriale. Il materiale in resina restituisce una sensazione definita “più calda” rispetto alla precedente versione in metallo, favorendo un contatto più immediato con la superficie. La leggerezza del supporto consente inoltre una gestione logistica più semplice, elemento che rende possibile la circolazione del manufatto sul territorio.

 

 

La Fondazione Centro Studi Carlo Alberto ETS ha legato il progetto alla figura di Carlo Alberto, sovrano sabaudo e custode della Sindone. Il Presidente  della Fondazione Centro Studio Carlo Alberto Giorgio Gagna ha raccontato un rapporto personale con la Sindone costruito nel tempo, a partire dall’infanzia. Ha richiamato il valore storico del reperto e la sua funzione come testimonianza legata alla Passione dell’Uomo della Sindone, sottolineando la continuità tra ricerca, memoria e diffusione culturale. L’iniziativa si inserisce in una prospettiva che guarda anche al 2033, anno indicato come significativo nel percorso di rilettura storica del cristianesimo.

“Un oggetto – ha sottolineato Gagna –  che permette il contatto, il tocco, l’avvicinamento alle colature di sangue sulla fronte, al costato destro, al polso e al piede: elementi che rendono più concreta la percezione della sofferenza rappresentata.”

Accanto agli aspetti istituzionali e scientifici, il progetto è stato presentato come strumento concreto di inclusione. Vittorino Biglia, presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Torino, e Ornella Valle, vicepresidente di APRI ETS APS, hanno evidenziato il valore dell’accessibilità come elemento strutturale dell’iniziativa. L’accesso tattile consente una costruzione autonoma dell’immagine mentale della Sindone, ampliando le possibilità di partecipazione culturale.

 Sono intervenuti anche i rappresentanti delle realtà legate allo studio e alla valorizzazione del Telo, tra cui Massimo Borghesi, presidente della Confraternita del SS. Sudario, e Mauro Rubat Ors, presidente dei Cultores Sindonis. Entrambi hanno richiamato il lavoro di ricerca e divulgazione che accompagna da anni il tema sindonico, sottolineando la funzione del nuovo strumento come ulteriore modalità di avvicinamento al reperto.

La progettazione e lo sviluppo dell’iniziativa sono stati seguiti dalla project manager Valentina Caputo, che ha insistito sulla scelta itinerante come elemento fondante. L’idea di fondo prevede uno spostamento del manufatto verso le comunità, riducendo la centralità di un unico luogo espositivo. La Sindone, secondo questa impostazione, si colloca dentro una rete di tappe diffuse sul territorio, con particolare attenzione ai contesti dove l’accesso ai percorsi museali risulta più complesso.

Nel racconto dei protagonisti emerge una visione condivisa: la Sindone come oggetto di ricerca, patrimonio storico e simbolo religioso, ma anche come strumento di conoscenza capace di attraversare linguaggi differenti. L’intreccio tra tecnologia digitale, modellazione tridimensionale e sensibilità tattile apre un nuovo campo di fruizione, dove il contatto diretto con la materia diventa parte dell’esperienza culturale.

Inoltre sono intervenuti :

Marco Adriano, content creator digitale con disabilità visiva.