

Il 24 giugno 2026 nella Cattedrale di San Giovanni Battista a Torino, il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, ha presieduto la S. Messa in occasione della festa di San Giovanni Battista, patrono della Città .


Nell’omelia ha messo in evidenze l’importanza e la responsabilità che hanno i giovani per tutti , grazie loro il Paese avrà un futuro.
Infatti “Stiamo mettendo i giovani in prima fila? Accettiamo che prendano le cose in mano? Oppure li teniamo fermi in panchina? È il caso di affrontare questa domanda a viso aperto perché, se ci limitiamo al peso dei numeri, i giovani sono ormai pochi rispetto alla massa degli adulti e degli anziani: rischiano di non avere voce, rischiano di non essere mai visti e considerati a sufficienza e di lasciare così il vecchio mondo a ripetere i ragionamenti di sempre.
Mi colpisce leggere che in Piemonte, nei Comuni di una certa consistenza, con popolazione superiore ai 15 mila abitanti, non esiste neanche un Sindaco di età inferiore ai 35 anni. Apprendo che l’età media dei dirigenti nelle aziende italiane si aggira attorno ai 50 anni, rispetto alla media europea di 45 anni. Leggo che nelle nostre università si diventa professori ordinari fra i 50 e i 58 anni, contro una media europea di 40-45 anni. Perché abbiamo timore nel fare spazio ai giovani? Anzi, vorrei porre la domanda tutta in positivo: cosa aspettiamo a dare una spinta in avanti ai nostri giovani? A dare loro posti di responsabilità quando ne sono pronti?.
Non desidero semplificare; proprio a Torino da una decina di anni abbiamo Sindaci più giovani rispetto alla tradizione. Il passato ci ha regalato leaders importanti di tutte le età nella politica e nell’economia. Credo che possiamo fare tesoro di questa bella tradizione e farlo in modo adatto ai tempi che viviamo: quest’epoca di trasformazioni così complesse, anche sul fronte tecnologico, esige che le nuove generazioni prendano molta più voce e lo facciano in fretta. Il compito di chi le ha precedute non è certo farsi da parte, ma guidare i giovani alla assunzione di responsabilità, lasciarsi affiancare e portarli a sedere nei direttivi delle diverse organizzazioni, lasciarsi indicare direzioni nuove.
Ma il Battista rappresenta un faro anche nel coraggio con cui sa indicare la direzione, e sa proporre ciò su cui costruire l’esistenza in modo solido.
Devo confessare che quest’anno ho sofferto molto di fronte alle polemiche sulla violenza dei movimenti giovanili antagonisti. Non è mai stata in dubbio la condanna dei gesti di violenza, ma le polemiche ci hanno a volte distratti rispetto ai messaggi di disagio che potevamo intercettare fra i giovani arrabbiati e al grido che sale da una grande massa di giovani pacifici. Accanto ai giovani che hanno la fortuna di studiare, ce ne sono anche tanti che stanno perdendo il treno e non fanno nulla, non lavorano e non vanno a scuola, bivaccano nelle periferie. Anche questi nostri figli dobbiamo affrettarci a ritrovare. Così come dobbiamo ritrovare quei tanti giovani che guardano con paura al futuro, in questo mondo che a volte sembra impazzito e che appare in ogni caso sempre più complesso. Penso al dato drammatico che ci dice che, tra gli adolescenti torinesi, negli ultimi quattro anni i tentativi di suicidio sono aumentati del 249%. Penso all’aumento spropositato di consulenze di neuropsichiatria nel nostro Regina Margherita che, secondo uno studio, sono balzate dalle 319 del 2018 alle 1.694 nel 2022, rimanendo inalterate in questi ultimi anni. E penso – è solo di alcuni giorni fa – alla notizia dell’uso fuori controllo di paracetamolo fra gli adolescenti.
Credo che essere adulti di fronte ai giovani, sia quando protestano, sia quando urlano la loro sofferenza, sia quando sono semplicemente giovani non possa ridursi a reprimere senza spiegare o avallare tutto senza indicare una direzione, senza indirizzare in una strada da percorrere con fiducia. Se ci limitiamo a reprimere senza spiegare o a lasciar fare, voltandoci dall’altra parte, non stiamo volendo bene davvero ai nostri figli!
Guardo allora con grande riconoscenza e invito tutti a nutrire sentimenti di profonda gratitudine verso i tanti che, nella nostra città e nella nostra Regione, come Giovanni Battista si prendono la responsabilità di mostrare una via; e lo fanno sporcandosi le mani in un compito educativo tanto nascosto, quanto indispensabile all’esistenza di una città e di una società ancora umane. Penso ai genitori, giovani anch’essi, che non solo hanno ancora il coraggio di mettere al mondo dei figli, ma si impegnano combattendo a volte contro tutto e tutti pur di mostrare loro per che cosa valga la pena di vivere. Penso ai tantissimi insegnanti di tutte le fasce di età, dal nido all’Università, che non si limitano a prendersi cura dei bisogni materiali o a fornire conoscenze asettiche, ma desiderano essere testimoni autentici di ideali alti e adulti capaci di orientare i giovani, perché interiorizzino in modo autonomo quei valori sui quali costruire l’esistenza. E penso ai tanti educatori, ai preti, ai religiosi e alle religiose, ai politici, agli uomini della cultura e dello spettacolo… Sono ancora in tanti ad essere autenticamente e non superficialmente adulti in questa nostra amata città di Torino.
Se Torino rimane una bella città, lo dobbiamo anche a loro; lo dobbiamo soprattutto a loro, come a molte altre donne e a molti altri uomini di buona volontà.
Mentre insieme diciamo proprio a loro il nostro grazie, insieme ci diciamo che possiamo, dobbiamo accompagnare i giovani a prendere il loro posto.”
Alla celebrazione erano presenti le autorità locali : Andrea Tronzano Assessore delle Regione Piemonte, Michela Favaro Vice Sindaca di Torino, Donato Giovanni Cafagna Prefetto di Torino, la figura di Gjaduia con Giacometta , molte Associazioni e sacerdoti ortodossi.

CENNI STORICI SULLA FESTA CITTADINA*
La festa di San Giovanni Battista è sempre stata molto sentita a Torino. Fin dal Medioevo, nelle giornate del 23 e 24 giugno venivano organizzati eventi che erano attesi tutto l’anno sia dai torinesi sia da coloro che abitavano nei villaggi limitrofi alla città.
Per richiamare l’antica tradizione dei roghi che i contadini accendevano nelle campagne durante il solstizio d’estate, tradizione che coincide con la festività cristiana del 24 giugno di San Giovanni, il 23 giugno piazza Castello ospita il suggestivo Farò.
Nella piazza, nelle ore precedenti l’accensione del Farò, sfilano circa duemila figuranti del corteo storico con i ceri e i buoi, anch’essi simbolo della tradizione popolare. Il 24 giugno viene officiata dall’Arcivescovo di Torino la tradizionale Messa in Cattedrale, alla presenza delle principali autorità cittadine.
A corollario degli eventi principali che caratterizzano i festeggiamenti del Santo Patrono, ogni anno viene proposta un’ampia programmazione di manifestazioni in centro città e sul fiume Po. A conclusione dei festeggiamenti è previsto lo spettacolo tradizionale dei fuochi pirotecnici.