Nelle bellissime sale del Museo di Arte Decorativo Accorsi – Ometto dal  31 marzo al 6 settembre 2026 è ospitata la mostra: “Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma. Alla conquista del Rinascimento”, a quasi ottant’anni dall’ultima grande retrospettiva che si tenne nel 1950 a Vercelli e a Siena.

 

Serena D’Italia

 

Luca Mana

La mostra, curata da Serena D’Italia, Vittorio Natale (curatori della mostra) e Luca Mana (Direttore del Museo), con il comitato scientifico composto da Roberto Bartalini, Francesco Frangi ed Edoardo Villata, propone per la prima volta all’attenzione del pubblico la produzione iniziale del pittore, nella quale emerge un’elaborazione frenetica delle diverse esperienze maturate dall’artista che gli hanno permesso di sviluppare un linguaggio del tutto personale.

Giovanni Antonio Bazzi nasce a Vercelli nel 1477  dal calzolaio Giacomo Bazzi, originario forse di Biandrate, e da Angela da Bergamo.

Sodoma si sposò in gioventù, ma presto si separò da sua moglie. Una sua figlia sposò Bartolomeo Neroni , detto anche Riccio Sanese o Maestro Riccio, uno dei suoi principali allievi.

Il curioso soprannome, con cui egli stesso talvolta si firmava e attestato dal  1512, deriverebbe, stando a Giorgio Vasari, proprio dai costumi sessuali del pittore; è stato anche affermato che il nome sia stato il risultato di uno scherzo e che Bazzi sembra averlo portato con orgoglio. C’è anche chi pensa che il soprannome non avesse nulla a che fare con il significato di Sodoma , ma fosse la spiritosa toscanizzazione di un intercalare del pittore in lingua  piemontese e («sù, ‘ndoma!» = orsù, andiamo!), usato ancora oggi per esortare a sbrigarsi; da cui il motto: «val pussè ‘n andé che cent andoma (= ‘ndoma)» = vale di più un andare che cento «andiamo».

Dalla bottega di Giovanni Martino Spanzotti, ai cicli di affreschi in Sant’Anna in Camprena (1503-1504) e nel chiostro di Monteoliveto (1505-1508), nel Senese, per giungere alle straordinarie puntate a Roma, sorretto dalla committenza di Agostino Chigi, Sodoma compie un viaggio che il percorso espositivo tenta idealmente di ricostruire.

La sua presenza a Roma è documentata nel  1508, quando il papa Giulio II gli commissionò le decorazioni del soffitto della Stanza della Segnatura in Vaticano. Nell’affresco:” La scuola” di Raffaello Sanzio (1509-1511), il Sodoma stesso è raffigurato vicino a Raffaello.

Interessante sapere, che in quel periodo, chi commissionava dei lavori forniva anche il materiali, come i colori.

Il percorso espositivo è composto di sette sezioni, in cui si possono ammirare oltre cinquanta opere presenti in mostra, alcune delle quali inedite o mai esposte prima, che provengono da prestigiose collezioni private e da importanti istituzioni pubbliche.

 

La visita inizia con: “L’Ecco Homo” (Cristo deriso) che Evidenzia l’importante esito raggiunto dall’artista durante il suo percorso formativo, per proseguire quel contratto originale di apprendimento presso Martino Spanzotti nella cui bottega il pittore si formò.

 

  Si continua poi con le opere degli artisti vercellesi e Casalesi conosciuti dallo stesso Sodoma e con l’attività di Pezzotti e di alcuni altri che affiancarono il maestro nella sua bottega come il giovane Defendente Ferrari. Qui Sodoma era rappresentato da una recente scoperta attribuitiva: “la Sacra Famiglia con San Giovanni Battista e un Angelo.”

 

 Per la Milano leonardesca si trova: “Il martirio di San Sebastiano” del Museé Giacomo-André di Parigi la cui, attribuzione può essere verificata dal vero: una rara:” Pietà” di Sodoma che attraversa la sua precoce maturazione statistica e uno straordinario: “Compianto io sul Cristo morto” del 1503 circa.

Il Rinascimento in centro Italia è, invece documentato  da due opere di Pintoricchio: “Il Bambin Gesù dalle mani” della sua Fondazione Guglielmo Giordano Di Perugia e la: “Sacra Famiglia con San Giovanni Battista bambino, san Girolamo e Sant’Antonio Abate” della Pinacoteca Nazionale di Siena.

A confermare l’intensità dello scambio tra il Piemonte e il centro Italia dalla fine del Quattro agli inizi del Cinquecento, sono esposte importanti opere di Macrino d’Alba, di Gaudenzio Ferrari, di Eusebio Ferrari  e di Girolamo Giovenone.

 Nell’ultima sezione sono messe in confronto opere giovanili di Sodoma (come: “Allegoria dell’Amor Celeste” della Collezione Chigi Saracini di Siena e la: “Sacra Famiglia con San Giovannino e un angelo” della Pinacoteca Nazionale della stessa della stessa città)e alcuni capolavori della piena maturità dell’artista: la: “Sacra Famiglia con san Giovannino e un Angelo” del museo Borgogna di Vercelli e: “La morte di Lucrezia” della collezione Sabauda di Torino.

Il percorso si conclude con un filmato che illustra i cicli di affreschi di San Francesco a Subiaco, di Sant’Anna in Camprena e del chiostro di Monteoliveto, opere fondamentale per la comprensione di questo straordinario artista.

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