Il 21 aprile nel Salone d’Onore dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte hanno presentato il libro “La Giustizia Conviene”, che tratta il tema della legalità in termini credibili, cosa non facile in una società individualistica che guarda alle regole con fastidio, dando anche molti cattivi esempi che creano diffidenza, illegalità nelle stesse istituzioni, scontri nella magistratura. Ma perché allora osservare le regole, rispettare la legge? I due magistrati, noti al grande pubblico per il loro impegno contro le mafie e il terrorismo, lanciano in questo libro un appello appassionato a favore della giustizia, l’unico strumento a salvaguardia delle libertà e dei diritti di tutti, essendo uno strumento di protezione per chi non ha potere né privilegi. Spiegando, in termini chiari e con numerosi esempi, le basi delle nostre istituzioni, i principi del processo e delle pene, la questione morale, Caselli e Lo Forte dimostrano che più legalità significa non solo più sicurezza, ma anche più possibilità di avere una migliore qualità della vita e la speranza di una crescita nell’interesse generale. Qualcosa per cui vale la pena di impegnarsi, fin da giovani.
Il Direttore Edoardo Di Mauro ha fatto gli onori di casa, portando il saluto della Presidente Paola Gribaudo, del Vice Direttore Laura Valle e dicendosi onorato di avere come ospiti gli autori del libro.
All’evento sono intervenuti anche: Giampiero Leo, Bruno Gambarotta e Gustavo Zagrebelsky , che tutti hanno espresso che il libro ben fatto e descrive la verità.
Gian Carlo Caselli
Nato ad Alessandria nel 1939, è stato giudice istruttore del Tribunale di Torino dai primi anni Settanta, via via sempre più impegnato in indagini sul terrorismo, in particolare sulle Brigate rosse. Dal 1986 al 1990 è stato membro del Consiglio Superiore della Magistratura. Tra il 1990 ed 1992 è Presidente della Corte d’Assise e, dopo la morte di Falcone e Borsellino, ha chiesto di essere trasferito a Palermo dove rimane a capo della Procura fino al 1999, catturando Totò Riina e numerosi altri boss e partecipando come giudice ai grandi processi su mafia e politica, ottenendo importanti risultati. Successivamente è stato capo del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e rappresentante italiano in Eurojust, struttura di coordinamento delle indagini transnazionali. Infine è stato Procuratore generale di Torino e poi Procuratore della Repubblica, veste nella quale ha coordinato le indagini sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta in Piemonte e sulle violenze riferibili a frange estreme del movimento no Tav. Attualmente dirige in Coldiretti la segreteria scientifica dell’Osservatorio sulla criminalità nel settore agroalimentare Ha terminato la sua carriera nel 2013 come procuratore capo di Torino. La sua autobiografia, Nient’altro che la verità è stata pubblicata da Piemme nel 2015.
Guido Lo Forte
Nato a Palermo nel 1948, è entrato in magistratura nel 1974. È stato pubblico ministero nella sua città per oltre trent’anni, prima come sostituto e poi come procuratore aggiunto, e poi a Messina, come procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale. Il suo nome è legato alle inchieste sui rapporti tra mafia, politica ed economia e al sequestro dei patrimoni di boss mafiosi di primo piano. Con la Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha curato, tra l’altro, i processi Andreotti, Dell’Utri e Carnevale nella fase delle indagini e del dibattimento di primo grado.