di Stefano Tonetto
Il 17 febbraio 2022 nella Sala Conferenze del Museo Egizio di Torino ha avuto luogo la Conferenza Egittologica, trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook e sul canale Youtube del Museo, intitolata “A Chapel and its Visitors: Secondary stealae and graffiti at Ellesija”.

La dr.ssa Alessia Fassone, curatrice delle sale di epoca tolemaica, romana, tardoantica e della sala del tempio di Ellesija, ha introdotto la conferenza affermando che il Museo Egizio è uno dei pochi Musei al mondo ad avere al proprio interno un tempio originale: il tempio di Ellesija, arrivato a Torino nel 1967.

Negli anni Sessanta la costruzione della grande diga di Assuan ha ricoperto numerosi monumenti per cui la comunità egittologica si mobilitò ed iniziò il lavoro della sezione culturale delle Nazioni Unite (Unesco), mediante una missione internazionale, per il recupero dei templi nubiani: quattro templi che il governo egiziano regalò ai paesi che maggiormente contribuirono alla missione di salvataggio, tra i quali l’Italia a cui fu assegnato il tempio di Ellesija. Il clou dell’incontro è rappresentato dalla riflessione sulle iscrizioni, sulle stele e sui graffiti presenti sulla facciata del tempio di Ellesija, lasciate da pellegrini e visitatori nell’antico Egitto: infatti anticamente i visitatori erano soliti lasciare le proprie generalità sulla facciata e all’interno dei luoghi di culto, come testimonianza del proprio passaggio e della propria devozione. Chi erano le persone che hanno lasciato le iscrizioni sul tempio, cosa sappiamo di loro? Ce lo spiega uno dei curatori del museo, Johannes Auenmüller, che ha conseguito il dottorato di ricerca in Egittologia presso la Free University Berlin e ha svolto ricerche sulla tecnologia della fusione del bronzo all’Università di Bonn. Auenmüller ha comparato le iscrizioni e le stele del tempio conservato al Museo, con testimonianze storiografiche e fotografiche di questo luogo di culto nella sua posizione originaria, giungendo così a nuove importanti conclusioni su testi e iscrizioni.

L’immagine soprastante rappresenta la posizione originaria del tempio di Ellesija che, se vi fosse rimasto ancora, sarebbe sommerso dalle acque del lago Nasser.
La zona scelta è uno scenografico pendio che costeggia la riva destra del Nilo, in una località di cui è andato perduto il toponimo antico e che oggi conosciamo come Nag Ellesija, a circa 230 Km a sud di L’immaAswan.

Lo speos di Ellesija è un monumento affascinante nella sua globalità: infatti oltre al suo apparato iconografico originale rappresentato dalle due stele storiche del suo fondatore, il re Thutmse III, poste sulla facciata che fiancheggiano il portale, si può ammirare la cappella rupestre decorata da una serie di interazioni epigrafiche secondarie
All’ esterno si possono vedere stele rupestri e decine di graffiti, mentre, all’interno della cappella, si possono ammirare alcuni ex-voto tableaux e graffiti, risalenti per lo più al Periodo Ramesside, in particolare alla XIX dinastia (1292-1189 a.C.).
Questi testi secondari e graffiti sono stati documentati e studiati solo da pochi ricercatori in passato e molti di essi sollevano ancora una serie di domande in attesa di risposta.
L’intervento di questa sera ha fornito una prima panoramica relativa alla documentazione storica disponibile su questi testi secondari riguardante i primi viaggiatori e i visitatori di Ellesija, fonti in cui sono citati alcuni famosi egittologi ed in cui viene esposta la documentazione fotografica che fu realizzata al tempo del trasferimento della cappella a Torino.
Così facendo, sarà possibile capire chi erano le persone che visitavano la cappella ed analizzare la loro provenienza e i ruoli che occupavano all’interno della società locale della vicina città di Aniba o all’interno dell’amministrazione sovraregionale della Nubia nel Nuovo Regno.
Infine, verrà determinata l’influenza dello status sociale di queste persone sul tipo e sulla collocazione die testi secondari a Ellesija.