Di Stefano Tonetto
Venerdi 17 luglio ore 21.00 nella Sala Uno Cabiria del Cinema Massimo, ha avuto luogo la conferenza tenuta dal regista Nicola Abbatangelo e dallo sceneggiatore prof. Giovanni Maddalena del docu-film: “You, story and glory of a masterpiece”, prodotto da Moolmore Films con RAI Cinema in occasione della ricorrenza del 500 ° anno della morte di Raffaello Sanzio.
È un film in cui la magia del cinema e la sua capacità di dare vita a mondi immaginari, consegnano il messaggio dell’esperienza estetica con un linguaggio universale arrivando in modo diverso al cuore di ciascuno. In questa vicenda, l’incontro di due uomini eccezionali, separati da secoli di storia e dalla forma che l’espressione artistica ha generato in ciascuno di loro, svela misteri altrimenti inaccessibili ai più. Ad incontrarsi quindi saranno il pennello di Raffaello e la penna di Vasilij Grossman, entrambi ispirati dalla figura della Madonna rappresentata in questo dipinto che ha fatto vibrare i cuori di intere generazioni.
Tra gli attori David Oakes (i Borgia) e Sylvester McCoy, il celebre Radagast de Lo Hobbit e uno degli storici Doctor Who.
Nel docu-film vengono intervistati, tra gli altri, Andreas Henning, curatore dei quadri cinquecenteschi della Alte Meister Gemäldegalerie di Dresda, dove è custodita La Madonna Sistina, e Matthias Wivel, curatore delle sale cinquecentesche presso la National Gallery di Londra.
Il regista Nicola Abbatangelo è vincitore di diversi premi internazionali tra cui miglior corto ad Alice nella Città – Festival di Roma – con il cortometraggio Beauty, ora disponibile su Rai Play.
La sceneggiatura, a cui hanno collaborato Daniele Constantini e Gabriele Marino, è del prof. Giovanni Maddalena, professore di Filosofia Teoretica presso l’Università del Molise e direttore scientifico del Vasilij Grossman Study Center, centro mondiale degli studi sull’autore russo, che ha sede in Torino.
Il docu-film tratta della storia e del significato del quadro La Madonna Sistina di Raffaello, dipinta nel 1513 dal celebre pittore, di cui ricorrono quest’anno i cinquecento anni dalla morte. L’originalità dell’opera è quella di affrontare il significato del capolavoro di Raffaello attraverso lo sguardo dell’autore russo Vasilij Grossman, che dedicò al quadro un breve ma significativo racconto.
Qui di seguito riporto il testo del saluto della professoressa Paggi, rettore della Fondazione Grossman.
“Perché intitolare una scuola milanese a Vasilij Grossman?
Una scuola che accoglie i bambini di tre anni e propone un percorso che comprende tutto l’arco dell’istruzione, fino al liceo. Basterebbe leggere con attenzione il racconto La Madonna sistina di Grossman per trovare la risposta e la giustificazione a una dedica così ardita. Oserei dire che qualora avesse scritto anche solo questo racconto, Grossman si meriterebbe una scuola dedicata!
Scoprire, cogliere, «l’umano nell’uomo» – espressione ripetuta con insistenza nel racconto – è infatti il compito più importante dell’educazione, intesa come introduzione del giovane nel giardino dell’essere, per esplorarlo con curiosità nei suoi particolari fino a coglierne la totalità, cioè il suo significato.
Nel racconto, la tela di Raffaello viene definita inizialmente con l’aggettivo «immortale», portando subito l’attenzione del lettore a concentrarsi sull’essenza dell’esperienza conoscitiva che Grossman fa osservandola: l’incontro con un segno, che è e al contempo significa, che è in tutta la sua «fragilità» («Vedo una giovane madre con un bambino in braccio») e che ha il potere di significare il destino, l’eternità, la vittoria dell’Essere su tutto il male della storia e della persona.
L’unità tra carne e bellezza, contingenza ed eternità, particolare e universale, che Grossman coglie osservando il dipinto, è all’origine del nostro desiderio di fare scuola. Il nostro motto è infatti Quando la ragione si fa scuola: non una ragione astratta e disincarnata, bensì quella apertura all’essere propria dell’uomo che si sorprende della sua umanità, dell’autenticamente umano, delle sue domande più profonde, implicandosi nello spazio e nel tempo, osservando, analizzando, interrogando i fenomeni naturali, le opere, i sistemi di pensiero, i fatti della storia…
«Umano nell’uomo»
Grossman ci è maestro anche nel consegnarci un metodo affinché l’umano possa ridestarsi e vincere in qualsiasi circostanza, anche negativa, della storia: non smettere mai di domandare e di desiderare, sperimentando «la gioia di essere creature vive su questa terra». In questo soprattutto consiste la piena libertà: «E accompagnando con lo sguardo la Madonna Sistina, continuiamo a credere che vita e libertà siano una cosa sola, e che non ci sia nulla di più sublime dell’umano nell’uomo. Che vivrà in eterno, e vincerà».
Così finisce il racconto.
Mi auguro allora che questo docu-film possa essere l’occasione per noi innanzitutto, e per molti altri, di approfondire la conoscenza di Grossman, al fine di essere da lui introdotti alla scoperta dell’«umano nell’uomo». Perché tale scoperta è la condizione per il compimento di ciascuno dei nostri giovani, desiderosi di incontrare adulti vivi e liberi, disposti a prendere sul serio le loro domande e a sostenerli nella loro personale ricerca del significato della vita”.