di Stefano Tonetto

La cappella della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale  di Torino ospita “Vulnerabilis” , in collaborazione con la Pinacoteca Albertina di Torino

Venerdi 19 novembre ha avuto luogo la conferenza stampa di inaugurazione della mostra “Vulnerabilis” nell’aula magna del Polo Teologico Torinese alla presenza di giornalisti di varie testate. La Mostra è stata presentata in occasione del corso interdisciplinare di formazione “Le ferite di Cristo tra teologia e arte”, realizzato dall’Istituto Superiore Scienze Religiosee di Torino.
Il Direttore dell’ ISSR ( Istituto Superiore di Scienze Religiosee) don Germano Galvagno, dopo aver fatto gli onori di casa, ha spiegato il concetto della ferita dal punto di vista religioso, mediante episodi tratti dalla vita quotidiana, come l’esempio di una donna che, lesa moralmente, è riuscita a superare questa situazione tramite la fede e la speranza.
Dopo l’argomento religioso si è passato a quello artistico con intervento della Presidente Dott.ssa Paola Gribaudo ed al Direttore Dott. Edoardo Di Mauro dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino,  che hanno presentato le opere realizzate da cinque artisti formatisi all’Accademia .
Si tratta di cinque opere d’arte, recentemente realizzate, che attraversano le ferite dell’umano e del sacro, per mezzo della pittura, della scultura e della fotografia.( Gabriele Domenico Casu, Bahar H, Stefano Merlo, Elena Radovix e Dede Varetto).
Hanno completato l’incontro: don Alberto Piola Vice Direttore  Istituto Superiore di Scienze Religiose  e la dott.ssa Federica Avanzato, che hanno curato il progetto; il dott. Enrico Zanellati  responsabile della Pinacoteca dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino, che ha curato con professionalità l’allestimento.
Gli autori delle opere esposte hanno guidato i giornalisti alla visita della mostra allestita nella splendida cappella settecentesca.
I testi in mostra sono stati scritti del giornalista e critico d’arte Angelo Mistrangelo:
“Il vento t’incolla la veste sul corpo; ne rivela, d’un colpo, la forma”
“I segni indelebili di parvenze figurali, di immediate sensazioni, di sensibilissime rivelazioni scandiscono il dialogo tra narrazione e immagine, struttura del linguaggio e misura dell’essere e del divenire. I cinque artisti che danno vita e forma e contenuti alla mostra “Vulnerabilis”, allestita nella cappella settecentesca del Polo Teologico Torinese, esprimono il senso di interiori intuizioni, di poetiche impressioni, di una visione d’insieme che travalica questa nostra e complessa stagione per consegnare e consegnarci l’essenza di un’intensa ricerca, in cui materiali diversi e diversamente utilizzati delineano emozioni e momenti di un racconto che unisce arte e storia. E ogni segno, ogni composizione, ogni tensione espressiva stabilisce una connessione con la memoria del tempo, con una rattenuta gestualità, con il fascino penetrante di uno sguardo che percorre il travaglio dell’umanità e, in estrema sintesi, le segrete pulsioni di una descrizione che evoca l’”Ecce homo” di Dede Varetto, racchiuso entro un telo di nylon. E la fissità ieratica del volto appare quale segnale e simbolo dell’inesausta volontà di denunciare gli “inquietanti scenari dei nostri oceani, in cui moltissimi esseri viventi sono vittime della plastica”. Scenari che assumono la dimensione del Torso del Belvedere, ripreso da Stefano Merlo con tutta la straordinaria potenza del corpo sofferente, dove i buchi sulle gambe e sul torace diventano tracce di una dolorosa condizione umana che lega le pagine di un’antica e classica cultura al nuovo Millennio, le intime meditazioni all’infinito racconto intorno alla bellezza e “a caducità della vita. Nei lavori esposti si troviamo il senso di una singolare spiritualità accompagnata dalla leggerezza della raffigurazione, che nella tavola “Fractio panis” di Gabriele Domenico Casu è affidata all’interpretazione e alla trasfigurazione del “corpo martoriato”, del “corpo spezzato”, in una sorta di rapporto con il “mistero del dolore”, con la figura di Gesù Cristo che, sospesa in rarefatte atmosfere, affiora dalla profondità del nero assoluto. E accanto, il discorso si amplia e completa con l’azione performativa dell’iraniana Bahar H, intitolata “Sasso XL”, che condivide con la pluralità delle persone “il peso del ricordo”. L’artista, distesa sul pavimento, ricoperta da un grande masso, rappresenta le memorie negative e le orme di un passato che incombe “su ogni individuo”. Dalla pietra in cartapesta, composta con i fogli di quotidiani, si giunge alle sculture in bronzo di Elena Radovix, che fanno parte integrante del progetto “Corpi Segnanti”. Sono immagini coinvolgenti di traumi subiti, cicatrici che svelano il corpo sfregiano di una donna, trasformato dal dolore fisico e mentale che incide sui percorsi della vita, mentre “Parole, e segni, e immagini” – scrive David Maria Turoldo, in “Canti ultimi” – sono “ringhiere alle nostre solitudini”. Solitudini di ancestrali ferite, lacerazioni di giorni e notti che trasmettono le fondamentali riflessioni sul valore e il ruolo della società contemporanea, sul cammino che conduce al mistero e alla soglia del portale dell’esistenza.

La mostra “Vulnerabilis” è visitabile gratuitamente nei seguenti giorni:

venerdì 19 novembre dalle       18.00 alle 20.00, in occasione dell’inaugurazione;
sabato 20 novembre dalle        14.30 alle 18.30;
lunedì 22 novembre dalle         14.30 alle 18.30;
martedì 23 novembre dalle      14.30 alle 18.30;
mercoledì 24 novembre dalle  14.30 alle 18.30;
giovedì 25 novembre dalle       14.30 alle 18.30.

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