di Stefano Tonetto

Il 19 luglio presso la Rotonda del Talucchi dell’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino ha avuto luogo la presentazione del libro “        VIVERE LA MUSICA . L’ARTE DAL SIMBOLISMO ALLE AVANGUARDIE”. Dopo aver fatto gli onori di casa, la Presidente dell’Accademia Albertina Paola Gribaudo ha raccontato che, quando ha ricevuto in omaggio da Benedetta Saglietti (Storica della musica) il catalogo della mostra sulla musica nell’arte che ha avuto luogo a Rovigo, ha pensato di organizzare una serata per raccontarla ai torinesi. Questo evento è stato caratterizzato da un alternarsi di interventi di esperti e di assoli musicali di Eugenio Catale del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

La presentazione è iniziata con un video di Paolo Volpani , curatore della mostra e del  libro “VIVERE LA MUSICA . L’ARTE DAL SIMBOLISMO ALLE AVANGUARDIE”. È giunto perciò il momento di dedicare un’esposizione di vasto respiro alle molteplici relazioni tra queste due sfere espressive, dalla stagione simbolista fino agli anni Trenta del Novecento. Volpani ricorda come, “alla fine del XIX secolo, si assista all’affermarsi in tutta Europa di un filone artistico che si ispira alle opere e alle teorie estetiche di un compositore carismatico e affascinante come Richard Wagner: i miti nibelungici, la leggenda di Tristano e Isotta, l’epopea del Graal, il tutto spesso condito di implicazioni esoteriche.
A partire dal primo decennio del Novecento, però, la riscoperta di Johann Sebastian Bach e il fascino esercitato dalla purezza dei suoi contrappunti vengono a sostituirsi al modello wagneriano, non solamente in campo musicale. Infatti, il cammino in direzione dell’astrattismo troverà riscontro nell’aspirazione della pittura a raggiungere l’immaterialità delle fughe di Bach, alluse nei titoli delle opere di Vasilij Kandinskij, Paul Klee, František Kupka, Félix Del Marle, Augusto Giacometti e molti altri”.
Del resto, se è vero che il wagnerismo non esaurisce la questione per quanto concerne l’età simbolista, qualche anno prima dell’esplosione degli “ismi” la Secessione viennese conobbe un momento fondamentale nella mostra del 1902 dedicata a Ludwig van Beethoven, che aveva come fulcro il famoso Fregio di Gustav Klimt ispirato all’Inno alla gioia della Nona sinfonia.
Poco dopo sarebbero arrivate le avanguardie. Nel Cubismo emerge l’orientamento dei pittori a prediligere come soggetti gli strumenti musicali. Nel Futurismo ha una grande importanza la componente sonora: Luigi Russolo, oltre che artista visivo, fu compositore e inventò gli “intonarumori”.
È con Vasilij Kandinskij e con Paul Klee, però, che la musica diventa davvero centrale, facendosi paradigma di una pittura che vuole liberarsi definitivamente dal concetto di rappresentazione. Negli anni del Bauhaus, peraltro, entrambi, allora colleghi di insegnamento, sperimentarono la traduzione grafica di ritmi e melodie in linee, punti e cerchi.
Anche nel Neoplasticismo troviamo una presenza importante della musica, in particolare come richiamo, in opere di Piet Mondrian e Theo van Doesburg, ai ritmi della danza moderna.
La stagione delle avanguardie storiche è chiusa dal Dadaismo e dal Surrealismo, dove la componente sonora si manifesta in vari modi: con Kurt Schwitters nella Ursonate, con Francis Picabia nel celebre capolavoro La musica è come la pittura, mentre Salvador Dalí ci offrirà esempio di riferimento al pianoforte in funzione di un automatismo psichico esercitato in assenza del controllo della ragione, per svelare l’autentico funzionamento del pensiero.
Ad essere evidenziata da “Vedere la Musica. L’arte dal Simbolismo alle Avanguardie” è la lunga storia di relazioni, intrecci e corrispondenze. Evidenziando le infinite, originali sfaccettature delle interazioni tra l’elemento musicale e le arti visive. Proponendo esempi emblematici di entrambe le arti, creando così una mostra-spettacolo di assoluto fascino.

Benedetta Saglietti ha dato una spiegazione su come è strutturato il volume che tratta il rapporto tra arte e musica nell’arco di tempo che va dal simbolismo alla figurazione dell’Italia nel periodo tra le due guerre, tema affrontato in sequenza cronologica.

Essendo il 1920 un anno importante per Beethoven, i dadaisti gli rendono omaggio mediante un ritratto in cui il musicista è rappresentato con: il parrucchino in seguito ad un taglio drastico dei capelli, i baffi, gli occhi aperti ed un timbro sulla sua testa. Questa rappresentazione del grande musicista è indice del fatto che tali artisti segnalano la necessità di fare un passo avanti. Negli anni ’50 la musica di Beethoven viene suonata meno rispetto agli anni precedenti, mentre viene rivalutata nel 1970 grazie all’azione happening .

Nel volume in questione si trova un trittico di Segantini che fa soffermare l’attenzione sulla musica che viene personificata tramite muse rappresentate come persone e il suo autore che viene posizionato vicino a loro.

Un altro personaggio di spicco in questo periodo è Lionello Balestrieri che ha esposto una sua rappresentazione di Beethoven all’Esposizione Universale di Parigi e che nella sua opera ha evidenziato il feeling tanto intenso con la Boheme di Puccini che l’ha raffigurata immedesimandosi in uno dei personaggi.

Nel 1918 si è sviluppato anche il ramo artistico relativo alla cartellonistica dell’opera attraverso il lavoro di Schicchi e Boito.
Nel 1918 viene alla luce l’opera plastica in bronzo di Vitaliano Manchini in cui si nota una coesistenza tra astrattismo – figurativismo – altre forme artistiche come dimostra l’opera: ” La cieca” in cui è raffigurata una fisarmonica alle spalle della protagonista.

Nel 1916 anche Balla partecipa a questa rappresentazione della musica con l’arte grafica con il suo bozzetto per:” Feu d’artifice”  opera di Stravinsky.

Insomma in questo periodo gli artisti traggono ispirazione dalla musica di Beethoven e Wagner in prima istanza ed in seconda a quella di Bach e Brahms .

Prende, quindi, la parola Giangiorgio Satragni che inizia il suo intervento ricordando un’opera di Kandinskij in cui è raffigurato un carro tirato dai buoi, tela che evidenzia sia elementi di astrattismo che di figurativismo come evidenziano: le figure geometriche rappresentate, i punti in rappresentanza delle note secche e le linee ondulate che stanno a significare il fatto che la musica diventa cantabile.

Viene, quindi, sottolineato come nell’arco di tempo preso in considerazione si cerchi di collegare ad un’opera d’arte un certo brano musicale. Un esponente degno di nota in questo ambito è Felix Del Marle che ha prodotto un trittico in cui la linea vuole “tradurre” la musica, come dimostrano i preludi, fuga e finale di Bach dove la presenza di un tratto mosso significava la fuga. Questo artista ha cercato una semantica comune a suono e visione.

Charles Blanc Gatti si occupa del rapporto tra musica e colore come evidenzia la sua opera:” L’orchestra” in cui il tratto parte da un punto iniziale, che rappresenta il rullio dei tamburi pur impercettibile, che si allarga in un crescendo in cui conglobare tutta l’orchestra.

Raoul Dal Molin Ferenzona ha rappresentato il:” Bolero “ in una xilografia e si differenzia da Gatti in quanto, mentre questo compone una tela, lui riprende il ritmo della musica.

Nel catalogo si trova anche l’immagine di un organista con gli occhi semichiusi, realizzata da Alfredo Ricci, per indicare la dimensione mistica della musica.

Anche Klimt si inserisce in questo ramo dell’arte con il quadro in cui si raffigura al pianoforte.