
Domenica 12 febbraio 2023 alla Pinacoteca Albertina di Torino Enrico Zanellati ha fatto un excursus sulla Storia del Costume e del Carnevale, coadiuvato dairievocatori storici dell’Associazione Le vie del tempo.
La figura di Gianduja è la perfetta rappresentazione dello spirito bonario e gioviale dei “piemunteis”. A partire dalla doja, il boccale di vino che tiene sempre in mano e da cui deriva il suo nome (Gioann dla Doja) ogni vestito o oggetto ha un significato: i pantaloni di fustagno marroni, le calze rosse e il panciotto giallo sono vestiti tipici del piemontese medio, mentre il tricorno con la coccarda tricolore incarna la spinta unitaria che era presente in larga parte dell’opinione pubblica sabauda.
Il personaggio di Gianduia nasce a Torino dalla felice intuizione dei due burattinai Giovanni Battista Sales e Gioacchino Bellone alla fine settecento. L’inizio della loro collaborazione non fu facile, perché la città sabauda era ricca di spettacoli di burattinai e quindi, nonostante la concorrenza fosse davvero tanta, i due volenterosi burattinai decisero di iniziare a girare le città per cercare di farsi un nome e di guadagnare di più.
Dopo qualche mese arrivarono a Genova dove iniziarono a mettere in scena uno spettacolo il cui protagonista era un personaggio di nome Gironi che, con le sue disavventure, faceva divertire il pubblico, specialmente quando si tirava in ballo il potere politico. Gerolamo Durazzo era un doge, identificato dai genovesi nella marionetta Giròni, che ne ridicolizzava il nome tanto che, dopo pochi giorni dall’inizio delle repliche dello spettacolo, oltre agli spettatori arrivò anche la polizia per arrestarne gli ideatori con l’accusa di ingiuria nei confronti del doge provocandone l’espulsione dalla città.
Il ritorno a Torino però non fu meno traumatico: presentarono un altro spettacolo con protagonista Gironi-Gerolamo, che per combinazione era il nome del fratello di Napoleone, senza ricordarsi che lo spettacolo era infarcito di battute contro la dominazione francese che non piacquero affatto alle autorità che li condannarono a morte. Sales e Belloni, colpevoli di aver tramato contro lo stato, furono rinchiusi nelle torri palatine, da cui però riuscirono abilmente a scappare. Raggiunsero Asti dove furono accolti dalla famiglia De Rolandis, famosa per le idee unitarie, che li ospitò in una cascina tra i boschi di Callianetto nel Monferrato.

I visitatori, accompagnati dalla Presidente del’Accademia Albertina Paola Gribaudo insieme al direttore internazionalizzazione e multidisciplinarietà Salvo Bitonti, hanno anche potuto inaugurare il riallestito laboratorio con le opere di Paola de’ Cavero, che per molti anni é stata titolare della cattedra di Costume per lo Spettacolo.
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