Il 14 ottobre 2025 online ha avuto luogo la conferenza stampa dei produttori dell’Associazione Deditus, dedicata alla vendemmia del Nebbiolo da Barolo 2024.
Con professionalità e passione il giornalista del La Stampa Roberto Fiori ha moderato l’incontro a cui, tra gli altri, ha partecipato il Presidente di Deditus Gianni Gagliardi che ha illustrato l’attività della sua associazione.
Deditus è l’Associazione di Produttori di Barolo che unisce nove famiglie storiche di vignaioli nelle Langhe, Patrimonio UNESCO. Il nome, dal latino dēdo (darsi, dedicarsi), esprime l’assoluta dedizione con cui queste aziende hanno coltivato e curato le vigne e alla valorizzando la denominazione del Barolo come il “Re dei vini”.
L’associazione nasce come evoluzione dell’Accademia del Barolo, fondata nel 2010. Il suo primo nucleo si è costituito a fine anni Novanta con l’obiettivo di gestire l’Asta del Barolo, evento unico che dal 1998 promuove la denominazione. Nel 2021 lo statuto è stato modificato per finalizzarlo anche alla promozione delle attività associative.
Deditus riunisce l’eccellenza: nove famiglie storiche di vignaioli, che rappresentano alcuni dei nomi più celebri e di rilievo del Barolo, unite da una comune visione e dedizione. L’associazione è composta da: Azelia, Michele Chiarlo ,Cordero di Montezemolo, Luciano Sandrone, Vietti, Prunotto , Poderi Gianni Gagliardo,Pio Cesare, Poderi Luigi Einaudi.
La missione di Deditus è triplice: promuovere e valorizzare le Menzioni Geografiche Aggiuntive (MeGA), preservare la tradizione familiare e portare nel bicchiere il carattere distintivo delle proprie vigne. L’associazione identifica un preciso modo di “essere” Barolo: tradizione, famiglia e vigneti di proprietà.
Le aziende operano nelle Langhe, territorio riconosciuto dall’UNESCO nel 2014, che celebra la tradizione storica della viticoltura. Deditus, guidata dal Presidente Gianni Gagliardo (Poderi Gianni Gagliardo), organizza regolarmente degustazioni online ed eventi di presentazione delle annate (come il Barolo 2016, 2018 e 2020) in mercati strategici, oltre a iniziative di divulgazione e promozione delle MeGA.
L’associazione è l’espressione di un legame inscindibile con la terra d’origine: fatica, pazienza, lungimiranza e il coraggio della qualità come valore non negoziabile.
Tutte le aziende associate sono a conduzione familiare esclusiva, possiedono vigneti di proprietà e li coltivano in modo diretto, nel pieno rispetto dell’ambiente e della sostenibilità agricola.
Poi aveva aperto il dibattito sottolineando la complessità di un’annata che si è rivelata tanto impegnativa quanto interessante da analizzare. “Questa vendemmia è stata una vera sfida, ma ha offerto anche molte riflessioni. È una opportunità unica, oggi, essere qui a confrontarsi con i colleghi per capire come ciascuno abbia affrontato le difficoltà, e condividere tutto questo con divulgatori con i professionisti del settore.”
L’annata si è infatti aperta con una primavera particolarmente piovosa e un’estate dai picchi caldi, e si è conclusa sotto la pressione di piogge abbondanti che hanno costretto ad una raccolta accelerata. Una vera prova di resilienza per i produttori, ma anche un’opportunità per migliorare la gestione dei vigneti e per affrontare ancora una volta il tema dell’adattamento al cambiamento climatico.
Lorenzo Scavino di Azelia ha osservato come l’annata 2024 abbia rappresentato un’esperienza unica soprattutto per le nuove generazioni di viticoltori: “abbiamo avuto condizioni meteorologiche mai viste negli ultimi 30 anni. Le piogge primaverili e un’estate con ondate di caldo hanno influenzato molto il lavoro in vigna”. La minaccia delle piogge autunnali ha obbligato a una vendemmia rapida, ma il risultato finale sembra promettente: “con un grado alcolico leggermente inferiore alle annate passate, e ad una ottima acidità, i vini promettono di essere freschi ed equilibrati.”
Secondo Stefano Chiarlo di Michele Chiarlo, il lavoro del produttore è stato cruciale per gestire una vendemmia che ha richiesto attenzione maniacale. “Quest’anno il lavoro in vigna è stato quasi chirurgico: ogni grappolo è stato monitorato con estrema attenzione. La posizione delle vigne, specialmente nei ‘sorì’ di Barolo, ha fatto la differenza,” ha spiegato Chiarlo, riferendosi alle zone più soleggiate che hanno contribuito a un raccolto di qualità nonostante le difficili condizioni climatiche.
Anche Enrico Olivieri, enologo dell’azienda Cordero di Montezemolo, ha evidenziato quanto il lavoro manuale sia stato determinante in questa vendemmia. Il 2024 è stata “una vendemmia lunga, ma corta nei giorni effettivi di raccolta”, la pioggia ha costretto molti produttori a programmare la raccolta delle uve in tempi ristretti.
Il risultato?
Un’annata che ha richiesto maggiore esperienza e grande attenzione, ma soprattutto, un’annata in cui la differenza è stata fatta dalle persone, dai lavoratori, che hanno dovuto destreggiarsi con flessibilità e impegno e che hanno dimostrato ancora una volta come la squadra faccia la differenza.
Luca Sandrone (Sandrone Luciano) ha aggiunto che, sebbene questa vendemmia sia stata atipica rispetto agli ultimi 20 anni, “non si discosta dalla media storica della zona.” Per lui, l’annata è stata una sorta di ritorno al passato, con un impegno maggiore nel gestire le squadre di lavoro e le tempistiche della vendemmia. “L’imprenditore deve essere capace di amministrare il lavoro in modo preciso, soprattutto in caso di eventi meteo estremi come le piogge abbondanti che hanno caratterizzato questa annata,” ha spiegato Sandrone.
Anche Eugenio Palumbo di Vietti ha osservato aspetti positivi nonostante le difficoltà. Per lui, la pioggia ha avuto un effetto benefico sulle vigne più giovani, soprattutto dopo l’annata precedente. “Le viti giovani sono state davvero messe alla prova, ma la pioggia è arrivata in tempo per salvarle,” ha dichiarato Palumbo. “L’impegno che ci abbiamo messo, dal primo all’ultimo” conclude Gianluca Torrengo, enologo di Prunotto, “è stato quello di cercare di di spremere il più possibile quello che ti dava questa annata e cercare di controllare i difetti e di amplificare i momenti di opportunità.”
Nonostante le difficoltà, molti produttori concordano sul fatto che i vini di questa vendemmia saranno caratterizzati da una grande freschezza e finezza. Stefano Gagliardo, Poderi Gianni Gagliardo, ad esempio, ha dichiarato che i vini di quest’anno potrebbero avere un profilo più “sottile” rispetto agli altri anni, ma di grande eleganza. “I tannini sono maturi e i profumi sono già molto promettenti,” ha osservato Gagliardo. E d’altra parte, come ricorda Cesare Benvenuto, Pio Cesare: “i vini spesso ci riservano delle sorprese, annate inizialmente definite come molto critiche hanno avuto modo di riscattarsi negli anni a venire.”
La vendemmia 2024 è stata senza dubbio una delle più impegnative per i produttori di Langa, ma ha anche dimostrato la grande capacità di adattamento della regione alle sfide del cambiamento climatico. Come ha affermato Gianni Gagliardo, “Ogni vendemmia è un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo, per migliorarsi e per adattarsi alle nuove condizioni. La Langa è abituata a fare questo, e questa vendemmia ci ha insegnato tanto.”
In un contesto di incertezze climatiche e sfide produttive, la vendemmia 2024 si presenta come un esempio di resilienza, dove le difficoltà sono state affrontate con impegno, esperienza e una visione di lungo termine. Se i vini risultanti saranno all’altezza delle aspettative, sarà soprattutto grazie al lavoro instancabile di vignaioli e cantine, pronti a trasformare ogni difficoltà in un’opportunità per la crescita e l’evoluzione del territorio.
Durante la conferenza si è parlato anche di turismo in crescita , soprattutto quello straniero che ha scoperto la bellezza delle Langhe. Le Aziende Agricole organizzano tours di degustazione e visite nelle cantine.