Il 4 marzo 2025 nella Sala Riunioni del Teatro Regio di Torino è stato presentato alla Stampa il Progetto: “L’opera va in carcere” che è stato illustrato da:

- Mathieu Jouvin Sovrintendente del Teatro Regio, che ringrazia Vittorio Sabadin che ha avuto l’idea di portare l’Opera nelle carceri, evidenziando come il teatro non sia una realtà riservata a pochi, ma un mondo a cui si avvicina la cittadinanza indipendentemente dalla propria posizione sociale. La realizzazione di questo progetto è stata favorita dal fatto che la direzione del Teatro Regio riceve contributi pubblici e privati per lo svolgimento delle proprie attività. Questo progetto evidenzia come la cultura sia un aspetto fondamentale della società e, per questo, deve diffondere a tutti i livelli l’arte che è realizzata dalle persone. Jouvin ha terminato il suo intervento ringraziando , soprattutto Vittorio Sabadin per il grande lavoro svolto ed il Teatro Stabile di Torino per la collaborazione.

Michele Coppola Vice Presidente Fondazione Teatro Regio Torino, ha evidenziato come il Teatro Regio sia in piena salute.

- Cristiano Sandri Direttore Artistico, ha presentato il progetto che comprende un laboratorio di falegnameria , realizzato mediante la collaborazione tra l’istituto penitenziario ed il teatro.

- Elena Lombardi Vallauri Direttore Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, dopo aver ringraziato il Teatro Regio, città di Torino e la Compagnia del San Paolo per l’interessamento, ha evidenziato come progetti di questo tipo possano dare una speranza a chi vive la vita privato della libertà.

- Luca Morali Comandante di reparto di polizia penitenziaria, ha ringraziato per questa iniziativa che semina speranza, come lo spuntare di un fiore nell’asfalto.

- Marzia Sica Responsabile Obiettivo Persone, Fondazione Compagnia di San Paolo.

- Vittorio Sabadin Adattamento e testo.

- Arianna Balma Tivola, responsabile area educativa della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, ringrazia per la realizzazione del progetto e la collaborazione con le scuole per la scenografia.
Per la prima volta, il Regio va in scena all’interno di un penitenziario , dopo aver curato l’edizione per i ragazzi delle scuole, Vittorio Sabadin firma l’adattamento di Rigoletto pensato per i detenuti Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, che andrà in scena il10 marzo ore 16.30.
Un’iniziativa inedita per avvicinare il carcere alla città .
Per la prima volta, il Teatro Regio porta la magia dell’opera all’interno di un carcere, la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino, con una rappresentazione speciale di Rigoletto, in una versione curata da Vittorio Sabadin. Un’iniziativa che mira a promuovere la partecipazione e il dialogo tra “dentro e fuori” attraverso la cultura. Il teatro si fa ponte tra la comunità penitenziaria e la società civile, dimostrando come la bellezza e l’arte possano migliorare la qualità della vita anche nei contesti più difficili. Questo progetto rappresenta un primo passo, un “progetto pilota” che il Teatro Regio auspica possa crescere e consolidarsi nel tempo. Si realizza in sinergia con la Fondazione Compagnia di San Paolo, con il Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e con la casa circondariale torinese nel solco del più ampio progetto nazionale “Per Aspera ad Astra – come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza”.
Stefano Lo Russo, Sindaco e Presidente della Fondazione Teatro Regio afferma: «Assisterò a questa ‘prima’ del Regio con particolare piacere perché credo davvero che rappresenti l’idea di città che, come amministrazione, abbiamo in mente. Una città dove la cultura riveste un ruolo di primo piano ed è accessibile a tutte e a tutti. Questa iniziativa, poi, ha un valore davvero speciale perché è l’occasione per ribadire che il carcere deve avere un ruolo di educazione e riabilitazione, oltre che di semplice punizione, mettendo in primo piano il rispetto e l’importanza delle persone che non devono mai essere persi di vista. Un ringraziamento va alla Fondazione Compagnia di San Paolo e a tutte le persone del Teatro Regio e del Teatro Stabile e quelle detenute che hanno lavorato alla realizzazione di questa rappresentazione che è già un successo, ancora prima che si apra il sipario».
I dettagli dello spettacolo
Rigoletto andrà in scena lunedì 10 marzo 2025 alle ore 16.30 presso il Teatro della Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” – contestualmente alle recite in Teatro, che hanno fatto registrare il “tutto esaurito” e al termine delle recite dedicate al pubblico delle scuole del 6 e 7 marzo. Questa nuova produzione del Teatro Regio, tratta dal melodramma Rigoletto di Giuseppe Verdi, sul libretto di Francesco Maria Piave, basato sul dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo. Gli interpreti sono tutti artisti del Regio Ensemble: Janusz Nosek (Rigoletto), Albina Tonkikh (Gilda), Daniel Umbelino (Il duca di Mantova), Siphokazi Molteno (Maddalena), Tyler Zimmerman (Spa1rafucile e il Conte di Monterone). Nel cast anche l’attrice Chiara Buratti. La direzione musicale e l’accompagnamento al pianoforte, sono affidati al maestro Giulio Laguzzi, la regia a Riccardo Fracchia, le scene a Susi Ricauda Aimonino e i costumi a Laura Viglione.
Partecipazione attiva
Oltre alla rappresentazione, il progetto assume una forte valenza sociale grazie al coinvolgimento diretto della comunità carceraria: i detenuti hanno costruito le scenografie, realizzando praticabili, sgabelli, pedane e oggetti di scena in legno, e dipingendo i periacti. Dunque, non solo uno spettacolo, ma anche un’esperienza che unisce formazione e partecipazione attiva. Il coinvolgimento della comunità carceraria è reso possibile dal percorso formativo che da anni è realizzato da Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale e dall’associazione Teatro e Società.
“Per Aspera ad Astra – come riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza” promuove il rafforzamento del teatro in carcere, evidenziandone la sua efficacia trattamentale unitamente al suo valore estetico culturale. Coordinato da ACRI e sostenuto a Torino e a Genova dalla Fondazione Compagnia di San Paolo, il progetto ha dato vita a una rete nazionale di 14 compagnie teatrali, operanti in 16 istituti di pena, che collaborano nella costruzione di un approccio e di una metodologia di intervento condivisi. L’esperienza testimonia come sia possibile lavorare nelle carceri mettendo al centro l’arte e la cultura, lasciando che essa possa esprimersi appieno e compiere una rigenerazione degli individui, favorendo il riscatto personale e avviando percorsi per il pieno reinserimento del detenuto nel mondo esterno. Altro obiettivo di questo intervento è che possa contribuire alla riflessione sulla piena applicazione dell’art. 27 della Costituzione italiana, innescando un processo di ripensamento del carcere, delle sue funzioni e del rapporto tra il personale che vi opera, le persone detenute e la comunità di cui è parte.