di Stefano Tonetto
Alla presenza di numerosi giornalisti di varie testate, il 13 maggio alle 12.00 presso il Grande Salone di Ricevimento di Palazzo Madama di Torino ha avuto luogo l’Anteprima Stampa sul dipinto “La Madonna Delle Partorienti dalle Grotte Vaticane” di Antoniazzo Romano (ultimo decennio del XV). Sponsorizzata da Reale Mutua, la Fondazione Torino Musei, con il patrocinio della Fabbrica di San Pietro in Vaticano e dell’Arcidiocesi di Torino, presenta, nella Corte medievale di Palazzo Madama, il dipinto :” La Madonna delle partorienti” di Antoniazzo Romano.
L’opera, venerata da oltre cinque secoli nella Basilica di San Pietro, lascia quindi il Vaticano per essere esposta al pubblico dopo un lungo e complesso restauro.
La mostra è un’occasione unica per ammirare il prezioso dipinto, non solo per gli appassionati di arte, ma anche per tutti i devoti che a Torino avranno l’opportunità di conoscere la storia di questa straordinaria opera inedita.
Il legame di Antoniazzo Romano con Torino è l’immagine della Madonna più cara ai torinesi, “La Consolata”, fedele riproduzione dell’icona della Madonna del Popolo conservata nell’omonima basilica romana.
Secondo un’antica tradizione, il quadro era stato recuperato miracolosamente nel 1104 da un giovane di Briançon, cieco dalla nascita, che aveva avuto una visione in cui la Madonna gli chiedeva di ritrovare un dipinto andato perduto sotto le rovine di una chiesa a Torino. Oggi sappiamo che si tratta invece di un’opera del XV secolo,
uscita dalla bottega romana del pittore Antoniazzo Romano, il maggior diffusore dell’iconografia della Madonna del Popolo tra l’ultimo ventennio del Quattrocento e gli inizi del Cinquecento.
Il modello della Vergine è di origine bizantina. Maria si presenta col Bambino in braccio, eretto e vestito. Viene definita “odigitria”, termine greco che significa colei che conduce, indica la direzione mostrando il Figlio. Con una mano il piccolo Gesù benedice chi lo osserva, con l’altra stringe in modo affettuoso il pollice della madre. La Madonna del Popolo romana fu realizzata da Filippo Rusuti nel 1297 e divenne presto oggetto di grande venerazione. Si pensava, infatti, che l’evangelista Luca ne fosse l’autore e per questo ebbe una straordinaria diffusione.
La tradizione le attribuiva potenti virtù taumaturgiche, da quando il papa Gregorio IX l’aveva impiegata per sconfiggere una pestilenza ed era divenuta una tra le icone più venerate della città. Coperta da un velo, veniva esposta alla devozione solo in alcune solennità religiose e impiegata per scongiurare epidemie e allontanare le invasioni dei nemici, che portarono in Piemonte la Madonna della Consolata, per sostituire una precedente immagine della Madonna lignea custodita da secoli nella chiesa romanica di Sant’Andrea, sulla quale fu poi costruito il santuario della Consolata.
Antoniazzo Romano ne realizzò diverse copie, che oggi si trovano in Italia e all’estero. Quella di Torino fu donata alla città dal cardinale Domenico Della Rovere (1442 – 1501), vescovo di Torino dal 1483 e committente nel 1491 del Duomo di San Giovanni. Domenico era originario di Vinovo, ma risiedette quasi tutta la vita a Roma, dove fu grande mecenate e raffinato collezionista di libri. Il suo gusto per l’antico innestò una nuova moda antiquaria, i cui riflessi sono evidenti nella facciata della cattedrale di Torino, con trofei e candelabre, delfini e fioriture riprese dalle grottesche antiche e rinascimentali. Elementi classicisti che ritornano anche nello splendido messale per la devozione privata del cardinale parmense, miniato intorno al 1490 dal concittadino Francesco Marmitta.
Il cardinale era di casa a Santa Maria del Popolo, dove aveva una cappella gentilizia. Pur essendo stato eletto vescovo di Torino, non lasciò Roma, ma venne frequentemente in città e fu, con ogni probabilità, in occasione di uno dei suoi viaggi – forse quello del 1496 per visionare lo stato di avanzamento dei lavori del Duomo – che portò in Piemonte la Madonna della Consolata, per sostituire una precedente immagine della Madonna lignea custodita da secoli nella chiesa romanica di Sant’Andrea, sulla quale fu poi costruito il santuario della Consolata.
Nel Settecento la Madonna della Consolata fu collocata nel grandioso altare maggiore progettato da Filippo Juvarra nel 1729, incorniciata da una moltitudine di putti di Carlo Plura e da due grandi angeli di Carlo Tantardini.
Nel 1899 Secondo Pia, molto noto per aver effettuato le prime fotografie della Sindone, chiese di fare uno scatto del dipinto e in quell’occasione fu individuata l’iscrizione lungo la base della tela, che la riconduce all’icona romana (S.MARIA.DE.PPLO.DE.URBE). Fu solo a partire dal 1979, però, che gli studi di Andreina Griseri fecero luce sulla storia dell’opera: in quell’anno la Consolata
subì dei danni in seguito al furto di alcuni gioielli e dovette essere sottoposta a un intervento di restauro, cui seguirono indagini e ricerche che finalmente svelarono l’autore del dipinto. Dal punto di vista tecnico, si constatò che il supporto è di lino, che il colore è steso quasi senza preparazione su uno strato di semplice colla e che il pigmento blu è costituito da polvere di lapislazzulo e biacca.
Il Presidente della Fondazione Torino Musei Maurizio Cibrario, ha dato il benvenuto alla stampa, dimostrando la gratitudine per l’occasione offertagli di ospitare tale opera per la riapertura dei musei. Pietro Zander curatore della mostra Fabbrica di San Pietro in Vaticano ha raccontato il lungo periodo del restauro. Poi sono intervenuti due restauratori Lorenza M.G. D’Alessandro e Giorgio Caprietti.
In rappresentanza della città di Torino è intervenuto l’Assessore della Cultura Francesca Leon. In seguito alla conclusione della conferenza da parte del condirettore di Reale Mutua Massimo Luvrè, i curatori e restauratori hanno accompagnato i giornalisti nella visita della mostra spiegando in dettaglio gli stand trasformati in grotte.
La mostra è aperta dal 14 maggio al 20 luglio 2021