di Stefano Tonetto

Venerdì 21 giugno 2024 Paolo Messina direttore del Museo Diocesano di Torino, aveva presentato alla stampa un manufatto di grandissimo interesse storica artistica : il Mosaico dell’antica chiesa del San Salvatore, realizzato tra il 1170 e il 1190 .

Si tratta di un’opera preziosa e unica che unisce e rappresenta due grandi temi dell’immaginario medievale: la mappa del mondo e la ruota della fortuna che è in grado di determinare il destino degli uomini.

Nel 1909 in occasione di lavori di manutenzione, vennero alla luce i resti della Chiesa di San Salvatore demolita alla fine del ‘400 per far spazio alla costruzione del Duomo nuovo. Nella zona della antico presbiterio, affiorò una parte del mosaico che ne decora il  pavimento, che fu staccato e depositato al Museo Civico della città.

Nuovi scavi archeologici tra il 1996 e il 2000 permisero di approfondire gli studi sul ritrovamento. Fondata alla fine del 300 d.C. e ricostruita nei primi decenni dell’anno 1000, San Salvatore era un’antica basilica a tre navate divisa da pilastri, coperti da un tetto a capriate.

I complementi decorativi dell’architettura, le pitture, le sculture e i mosaici della delle chiese cristiane medievali avevo un alto valore simbolico finalizzato ad istruire e ammonimre i fedeli. Il mosaico veniva scelto per decorare i pavimenti. Nella nostra regione apparve prima il disegno in bianco e nero ispirato all’antichità classica a cui successivamente subentrò il gusto per il colore.

Secondo le conoscenze geografiche dell’epoca medievale, il mondo era delimitato dal grande cerchio dello dell’Oceano, diviso in tre continenti Europa ,Asia e Africa separati dal Mar Mediterraneo e dei fiumi Don e Lino. Tutto intorno e oltre l’oceano, speravano i Venti.

Il meraviglioso mosaico, ora allestito e ben visibile presso il Museo Diocesano di Torino, mostra come una mappa, il cerchio dell’acqua che delimita il mondo, simboleggiato dalla dal cornice con il motivo decorativo a onde. Ai quattro angoli corrispondenti ai punti cardinali sono le immagini simboliche dei dodici Venti, purtroppo ora in gran parte perdute.

All’interno delle  geometrie circolari si trovano animali e figure fantastiche che alludono alle diverse regioni della Terra e ai suoi abitanti: grifoni ,gru, leoni, una sirena, un elefante e un bufalo.

Al centro del mosaico è la Fortuna – figura femminile dai lunghi capelli, con il manto chiuso da un fermaglio-capace di determinare l’assenza e la caduta dei  viventi, la buona e una cattiva sorte. La ricca e articolata rappresentazione  è preceduta da una iscrizione rivolta a coloro che salivano all’altare: si tratta di un invito a riflettere sulla transitorietà nella vita e delle vicende umane, e sulla natura incontrollabile del destino.

Roberto Repole arcivescovo di Torino dichiara:” il recupero di questo prezioso mosaico ci aiuta a cogliere, ancora una volta, la profondità delle radici storiche di Torino e della Chiesa torinese. Il mosaico fungeva da pavimento per il presbiterio della basilica di San Salvatore e, come gran parte delle opere e  degli apparati decorativi che troviamo nella nelle chiese antiche, tendeva a portare un messaggio forte: la caducità delle nostre vite dei nostri pensieri nelle nostre opere materiali. È un messaggio universale, perché l’arte ha la forza di parlare al cuore degli uomini di ogni tempo. Sono molto grato a quanti si sono adoperati a vario titolo, per recuperare e rendere fruibile questo patrimonio comune della comunità cristiana e dell’intera città”.

Elisa Panero – Funzionario archeologo dei Musei Reali di Torino nel suo intervento ha detto: “Buongiorno a tutti, ho il piacere di portare i saluti da parte del direttore dei Musei Reali e Segretario Generale del Ministero della Cultura dottor Mario Turetta.

Quando un museo apre o riapre i propri spazi è sempre una gioia, questa azione avviene grazie a una collaborazione sinergica, come si diceva prima il direttore Paolo Messina.

Non parlerò del mosaico della sua storia e dei restauri, ma dico solo che questo è davvero un esempio di azione armonica che può avere beneficio non solo della comunità cristiana torinese ma proprio della collettività più in generale. Il musaico si colloca nel percorso di visita del Museo Diocesano, che si riunisce strettamente con l’apertura dei festeggiamenti per i 300 anni del Museo dell’Antichità. Il percorso di visita racchiude appunto la basilica cristiana Salvatore del dodicesimo secolo, prendendo quindi un itinerario che parte verso il mosaico versatili che mantiene al confermare le altre vittime aria che parte dal museo antichità.

Questo è pertanto il primo tassello dell’avvio di collaborazioni che si amplieranno e si protrarranno tra Museo Diocesano e Musei Reali, per avviare nuovi ulteriori progetti di ricerca.

I MUSEI REALI CELEBRANO IL 300° ANNIVERSARIO DEL MUSEO DI ANTICHITÀ E TORINO RISCOPRE UNO STRAORDINARIO TASSELLO DELLA SUA STORIA

 Stefania Ratto Soprintendenza della Città di Torino ha segnalato che la Soprintendenza archeologia delle Belle Arti e paesaggio ha avuto in realtà un ruolo marginale in questo specifico intervento di restauro del mosaico che da anni è stato affidato ai musei real dopo essere stato spostato in varie locations ed essere stato soggetto ad interventi conservativi. Da quando Santoro ha effettuato gli scavi che hanno riportato alla luce la Chiesa del Salvatore, ci si pone il problema di come dare la giusta collocazione a questo mosaico in modo da metterne in risalto la  lucentezza.

Insieme alla Chiesa del Salvatore erano anche state costruite la Chiesa di Santa Maria e quella di San Giovanni che è stata costruita nella zona in cui resti archeologici sono meno conservati.In seguito alla nomina di Torino a città vescovile sono state abbattute le Chiese e ne è stata cotruita un’altra nella stessa area che ha mantenuto il nome di San Giovanni .

Mario Turetta, segretario generale del ministero della cultura e direttore evocante dei Musei Reali di Torino sostiene: ”I Musei Reali sono lieti che attraverso una significativa azione armonica tra enti e in realtà imprenditorialità, il Mosaico dell’antica chiesa di San Salvatore sia tornato a essere fruibile per l’intera comunità. La sua esposizione nel percorso di visita del Museo Diocesano visibile anche nell’area archeologica della basilica paleocristiana dalla quale proviene va ad arricchire l’offerta culturale avviata due mesi fa in occasione del trecentesimo anniversario del museo dell’antichità con l’apertura al pubblico dell’area archeologica annessa al teatro romano parte integrante e musei reali.

L’itnerario che si snoda nella vasta area della basilica e del decumano romano, strettamente collegato alla sezione museale dedicata all’archeologia a Torino, è una straordinaria esplorazione diacronica della storia della città alla quale oggi si aggiunge un fondamentale tassello di conoscenza grazie alla alla restituzione pubblica.”

Lucia Mattioli presidente della Consulta di Torino afferma : “Volentieri abbiamo risposto insieme al Socio Reale Mutua che ringrazio, alla richiesta di intervenire sul sul prezioso Mosaico di San Salvatore, una straordinaria porzione della storia più antica della nostra Città, che ha trovato ottima collocazione al Museo Diocesano finalmente riaperto e restituito alla pubblica fruibilità. Si tratta di una delle diverse discipline della “sussidiarietà” della Consulta, relazioni virtuose con il territorio e la comunità, l’essere pronto a intervenire in collaborazione con gli altri Enti preposti alla tutela e alla ed a rispondere alle esigenze di valorizzazione del nostro importante patrimonio storico artistico.”

Luigi Lana Presiente di Reale Mutua ha dichiarato : “Siamo orgogliosi di aver contribuito alla valorizzazione di un’opera così significativa come il Mosaico di San Salvatore. Questo progetto riflette il nostro impegno nel preservare e promuovere il patrimonio storico-artistico del nostro territorio. Collaborare con Consulta, con gli enti preposti alla tutela del patrimonio culturale è parte integrante della nostra missione di sostenere la comunità e la cultura. Siamo convinti che la protezione e la salvaguardia della nostra delle nostre radici storiche siano fondamentali per costruire un futuro sostenibile e condiviso. Insieme, possiamo fare la differenza e generare impatti positivi e misurabili.”

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