di Stefano Tonetto

Il 27 gennaio 2025 ,in occasione della Giornata della Memoria , nella Sala Conferenza del  Polo 900 di Torino ha avuto luogo , un incontro, organizzato dall’Ordine dei Giornalisti, per ricordare le vittime dell’Olocausto della seconda guerra mondiale  e Furio Colombo facendo intervenire le persone che l’hanno incontrato.

L’ evento è iniziato con la proiezione di un filmato su Furio Colombo che è stato l’ ideatore di  una giornata per ricordare le vittime dell’Olocausto e la sua storia.

Alberto Sinigaglia (presidente del Polo 900) ha fatto gli onori di casa ringraziato il pubblico presente ,  raccontando che F. Colombo non è stato solo una politico, ma anche imprenditore.

Il magistrato Paolo Borgogna nel  suo intervento  ha  raccontato che il deputato F. Colombo lo voleva conoscere  per parlare del suo lavoro  e di come viveva, traendo la conclusione che è stato un uomo che sapeva ascoltare gli altri.

Fabio Levi (Presidente del Centro Internazionale di Studi Primo Levi) nel suo intervento ha parlato della istituzione della Giornata della Memoria , citando una frase di Furio  Colombo: “ Non ero in ritardo io era in ritardo il Paese “anzi è aggiunge Debenedetti “è l’Europa in ritardo”. Il giorno della Memoria è frutto  di una stagione  di ottimismo, in cui l’Europa riesce a  considerare le proprie radici e a riformulare una nuova immagine di se stessa   sulla riflessione Shoah

Valentino Castellani  (ex sindaco di Torino) ha raccontato che nel 1993 insieme a F. Colombo ha creato il proprio progetto politico , che l’ha portato alla mia  canditura di sindaco, e un progetto per Torino dove nel 1997 c’era il problema della microcriminalità che veniva attribuita  agli immigrati . Castellani e Colombo si sono impegnati per avere Legalità e Solidarietà : due pilasti che non devono mai dividersi.

Franco Debenedetti (Imprenditore)  nel suo intervento ha ricordato con grande piacere la brava persona di Furio Colombo.

Domenico Ravetti (vicepresidente del Consiglio Regionale del Piemonte) definisce queste giornate  molto significative in quanto trascorse ascoltando i giovani, ricostruendo con loro la vita dei deportati, racconto che i ragazzi non dimenticheranno più, narrazione resa possibile dall’attività degli istituti di ricerca  che mantengono viva la memoria storica. Condividendo informazioni di questo tipo  si stimolano i giovani a ricercare la democrazia in opposizione ai totalitarismi, evidenziando come il fare memoria dia un senso alla contemporaneità.

Stefano Tallia (presidente dell’Ordine dei Giornalisti Piemonte) ha manifestato grande piacere nel sentire le testimonianze che sono uno strumento fondamentale per conservare la memoria, che permette di costruire una società migliore.

Biografia

Furio Colombo era nato a Chàtillon, in Valle d’Aosta, da una famiglia ebrea, si è laureto giovanissimo in giurisprudenza a Torino e già alla metà degli  anni cinquanta avviò un’attività parallela tra pratica in avvocatura e partecipazione alla scrittura di programmi culturali della RAI, assieme ad Umberto Eco, Gianni Vattimo e Piero Angela: realizzò numerosi documentari, servizi giornalistici, e pubblicazioni a carattere saggistico. Dal 1967 fu giornalista professionista.

Nei primi anni settanta fu professore a contratto presso il corso di laurea DAMS che contribuì a fondare in seno all’Università di Bologna insegnando teoria e tecniche dei media e del linguaggio radiotelevisivo.

Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta a l’Espresso contro il  commissario Luigi Calabresi. Nel 1972 prese parte alla realizzazione del film il caso Mattei  di Francesco Rosi, nel quale interpretò il ruolo di assistente-traduttore del fondatore dell’ENI, Enrico Mattei ( Gian Maria Volontè). Nel novembre 1975 fu autore dell’ultima intervista rilasciata da Pier Paolo Pasolini , che fu pubblicata da La Stampa di Torino, allora diretta dal giornalista Arrigo Levi, il giorno prima dell’omicidio dello scrittore.

Colombo fu corrispondente  dagli Stati Uniti per il quotidiano La Stampa, e per la  Repubblica, di cui fu editorialista. Scrisse per il New York Times  e per la New Youk Review of Books of Books , insegnando giornalismo alla Columbia University  e all’  Università  della California – Berkeley. Dal 1991 ha diretto per tre anni l’ Istituto Italino di Cultura di New Your. 

Nel settembre 1991 sopravvisse a un incidente aereo: mentre viaggiava su un piccolo aereo con una troupe della Rai per andare a intervistare l’allora presidente della Bassa Sassonia Gerhard Schroder  per un programma sulla riunificazione tedesca, durante l’atterraggio all’aeroporto di Kiel l’aereo uscì di pista, causando la morte di una giovane produttrice.

Ha co-diretto dal 2001 al 2005 la rivista mensile l’architettura. Cronache e storia fondata da Bruno Zevi  , ed è stato responsabile de La Rivista dei Libricuratrice dell’edizione italiana della New Youk Review of Books of Books . Rivestì incarichi dirigenziali in importanti aziende, dapprima alla scuola di  Andrea Olivetti, e successivamente negli Stati Uniti dove diventò  chairman del  gruppo FIAT nel 1988.

Nel maggio 2022 Colombo è tornato a collaborare con la Repubblica.

Dopo l’esperienza da deputato tra le file del  Partito Democratico della Sinistra  e dei Democratici della Sinistra (dal 1996  al 2001), è tornato in Parlamento  nel 2006, questa volta come senatore, per la lista dei DS in Lombardia  e iscritto al gruppo parlamentare dell’ Ulivo.

Rieletto nuovamente deputato nel 2008,]è stato componente, per il Partito Democratico , della III Commissione (Affari Esteri e Comunitari) e della Commissione esaminatrice del “Premio Ilaria Alpi e Maria Grazia Cutuli”. Dalla morte di Mirko Tremaglia fino allo scioglimento delle Camere, è stato il più anziano deputato della XVI legistratura. Termina il mandato nel 2013.

È grazie alla sua attività parlamentare se ad oggi esiste una legge (istituita nel 2000) che riconosce il 27 gennaio come Giorno della Memoria. Legge approvata all’unanimità dalla Camera dei deputati e successivamente dal Senato.

Il 16 luglio 2007, con un articolo pubblicato su L’Unità, annunciò la sua candidatura alla segreteria del Partito Democratico, puntando su una critica marcata nei confronti di Silvio Berlusconi, del “berlusconismo” e di ciò che i suoi governi rappresentarono nella legislatura precedente. Tuttavia, all’atto di presentazione delle sottoscrizioni necessarie alla candidatura (il 30 luglio), presentò alcuni moduli che gli erano stati inviati via fax e quindi non in originale. L’ufficio tecnico-amministrativo del “Comitato 14 ottobre”, promotore del PD, ammise la sua candidatura “con riserva”, richiedendo gli originali entro 48 ore. Colombo sostenne l’impossibilità di soddisfare alla richiesta, vista l’assenza di strutture partitiche alle sue spalle, e lamentò la presenza di regole “vetero-burocratiche” che “soffocano” la nascita del nuovo partito. Il 1º agosto, con un intervento sull’Unità, annunciò la sua rinuncia alla candidatura.

Secondo il sito Open Parlamento , che supervisiona le attività di deputati e senatori, al 27 maggio 2011 Furio Colombo è stato il deputato con il più alto numero di “voti ribelli”, contrari cioè alle indicazioni del partito di appartenenza, pari cioè a 633.

L’8 luglio 2008 ha partecipato al  No Cav Day, del quale era uno dei principali promotori, anche dichiarando la propria contrarietà per un attacco in precedenza rivolto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

Dopo avere lasciato l’Unità nel 2008, ha fondato insieme a Marco Travaglio ed Antonio Padellaro il Fatto Quotidiano di cui è stato editorialista dalla fondazione nel settembre 2009 al maggio 2022. Sul Fatto ha curato per molti anni anche la rubrica quotidiana A domanda rispondo, dove generalmente affrontava temi politici proposti dai

Dopo avere lasciato l’Unità nel 2008, ha fondato insieme a Marco Travaglio ed Antonio Padellaro il Fatto Quotidiano di cui è stato editorialista dalla fondazione nel settembre 2009 al maggio 2022. Sul Fatto ha curato per molti anni anche la rubrica quotidiana A domanda rispondo, dove generalmente affrontava temi politici proposti dai lettori.

In contrasto con la linea assunta dal Fatto Quotidiano sull’ invasione russa dell’Ucrania, considerata antiamericana e filorussa, alla decisione del quotidiano di assumere come collaboratore il saggista Alessandro Orsini ed in seguito ad un editoriale di Massimo Fini in cui veniva apertamente elogiata la Repubblica Sociale Italiana, Colombo ha scritto una lettera di protesta, annunciando in seguito la fine della permanenza presso il quotidiano di Travaglio. Il 20 maggio 2022 riprende la collaborazione come editorialista al quotidiano la Repubblica.

È stato presidente nazionale di “Sinistra per Israele”, associazione che si pone il compito di “contrastare i pregiudizi antisraeliani, antisionisti e talora perfino antisemiti che albergano anche in una parte consistente della sinistra italiana”.

Nel maggio 2015, in occasione dell’ottantacinquesimo compleanno di  Marco Pannella, annunciò la sua iscrizione al  Partito Radicale Transnazionale. 

Furio Combo è morto il 14 gennaio 2025, a Roma, all’età di 94 anni. I funerali del giornalista si sono svolti all’indomani al cimitero acattolico di Roma.