di Stefano Tonetto
Il 18 marzo nella Sala dei Congressi del Museo Egizio di Torino ha avuto luogo la conferenza stampa di prewiew della mostra “AIDA figlia di due mondi”, riservata ai giornalisti convenuti numerosi in rappresentanza sia della carta stampata che della televisione.
La Presidente del Museo Egizio Evelina Christillin ha dato il benvenuto agli intervenuti , ha espresso soddisfazione per la possibilità di potersi di nuovo incontrare dal vivo dopo i mesi più bui della pandemia, periodo in cui l’eccezionale staff del museo, anche se in organico ridotto, ha continuato la sua attività, riuscendo a far visitare on line al pubblico il museo. Terminato il brutto momento ora tutti sono tornati ad svolgere le proprie mansioni, con la passione di sempre. “Il 2022 è un anno importante per noi. Si torna a visitare una mostra in loco e si celebra il bicentenario della decodificazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion. A settembre, infatti, apriremo una Sala della Scrittura permanente e avremo un piccolo assaggio del Giardino egizio, tra i cinque progetti che stiamo portando avanti con i nostri collaboratori in vista del nostro bicentenario del 2024”.
Il Direttore Christian Greco ha ricordato che il Museo Egizio celebra i 150 anni dal debutto dell’Aida, Nucleo centrale del progetto è la mostra aperta da oggi al 5 giugno al Museo di Via Accademia delle Scienze. Il percorso museale appena inaugurato intende proprio raccontare questi aspetti meno noti. Messa in scena per la prima volta al Cairo nel 1871 e poi alla Scala di Milano l’anno successivo, l’Aida venne commissionata dal viceré d’Egitto al compositore italiano per rilanciare il Paese sul panorama artistico, culturale, ma anche politico e socioeconomico internazionale. “L’Aida è davvero la rappresentazione di due mondi: da un lato, l’Egitto riscoperto da Napoleone e poi l’Egitto che si trasforma con il Canale di Suez nel 1869”.
Il curatore Enrico Ferraris , egittologo del Museo Egizio e ideatore di un progetto transmediale che travalica i confini dell’Egizio e coinvolge diverse istituzioni culturali, in un percorso che spazia tra opera, teatro, egittologia, storia, letteratura e cinema, frutto di un progetto scientifico firmato a quattro mani dal direttore del Museo Egizio, Christian Greco e dal curatore, Enrico Ferraris. Il curatore aggiunge : “Il nostro è un omaggio all’opera, con le nostre competenze migliori. Abbiamo cercato di integrare alcune pagine fondamentali per rileggere quest’opera sia dal punto di vista storico sia nella genesi compositiva di Verdi”.
Per realizzazione del progetto della mostra sono stati molto importanti i contributi dei partner:
Il Direttore Generale Archivi Patrimonio Archivistica dr.ssa Sabrina Mingarelli ha imprestato all’Egizio dei documenti di rilevanza storica notevole, che sono stati restaurati dal Direttore dell’Archivio Storico Ricordi dr. Pierluigi Ledda che ha anche coordinato la realizzazione della mostra e del catalogo.
Il Teatro Regio di Torino nella persona del Direttore Artistico Sebastian F. Schwarz segnala di aver realizzato all’interno del suo foyer la mostra “L’Egitto in scena”, che ospiterà fino al 28 maggio, sui costumi originali degli anni ’70 con cui si portò sul palco lo spettacolo l’Aida.
L’Istituto Nazionale di Studio Verdionio, Parma rappresentato dal Direttore dr. Alessandro Roccatagliati ha dato in prestito allo staff del Museo Egizio di Torino documenti e spartiti inediti.
La Dr.ssa Giulia Carfuccio, Prorettrice dell’ Università degli Studi di Torino, ha segnalato che, dal 5 aprile al 5 giugno, il teatro Regio organizzerà nel cortile del Rettorato dell’Università di Torino “Universo per Aida figlia di due mondi”, percorso espositivo che presenta una serie di foto che raccontano l’opera attraverso gli allestimenti di Giuseppe Verdi. L’Università di Torino organizza un denso calendario di appuntamenti con “UniVerso”. Tra questi le guide all’ascolto che inizieranno il 7 aprile con Paolo Gallarati e che termineranno con una grande lezione concerto di Stefano Leoni e Andrea Malvano il 31 maggio, gli incontri con gli storici che avranno inizio il 20 maggio con Davide Nadali e si concluderanno il 3 giugno con Stefano de Martino e Christian Greco.
Il Direttore del Museo del Cinema,Domenico De Gaetano, propone dal 18 marzo un ciclo di nove film sulla rappresentazione cinematografica dell’Antico Egitto nelle molteplici cinematografie, dal colossal hollywoodiano del 1963 Cleopatra di Joseph L. Mankiewicz alla visione più intima di Vittorio Cottafavi con Le legioni di Cleopatra, all’horror di Lucio Fulci Manhattan Baby. L’iniziativa si apre il 18 marzo alle ore 21 con la proiezione di Il faraone di Jerzy Kawalerowicz.
Dall’8 al 22 aprile, l’Associazione Aiacepropone la rassegna “Sguardi del cinema egiziano contemporaneo” che saranno proiettati al Cinema Romano. Quattro appuntamenti settimanali con produzioni realizzate tra il 2016 e il 2021.
Anche il Circolo dei Lettoriinterviene con due appuntamenti: la lezione di Giancarlo De Cataldo “Aida: una lettera contemporanea”, e il gruppo di lettura “Le lettere egiziane” di Filippo Filippi.
Il percorso espositivo si divide in due sezioni. La prima è dedicata al committente e all’ideatore di “Aida, rispettivamente il viceré d’Egitto, Ismail Pascià, e il suo funzionario, l’egittologo e il direttore degli scavi in Egitto, Auguste Mariette. Il vicerè d’Egitto ha sviluppato un progetto di modernizzazione che ha inizio con la nascita del Museo di Boulaq (1863), primo nucleo del Museo delle Antichità Egizie del Cairo, cui diede i natali lo stesso Mariette, per proseguire nucleo del Museo delle Antichità Egizie del Cairo, cui diede i natali lo stesso Mariette, per proseguire nell’Esposizione Internazionale di Parigi (1867), dove l’Egitto debuttò con i suoi imponenti padiglioni, tra cui il “Tempio di Hathor”, una ricostruzione scenografica di diversi templi e reperti egizi, ideata sempre da Mariette, fino ad arrivare all’inaugurazione del Canale di Suez e del nuovo Teatro Khedivial del Cairo (1869). È proprio all’Esposizione Universale di Parigi che Ismail Pascià rimane colpito dal “Don Carlos” di Verdi. E due anni dopo, per dare lustro al nuovo Teatro Khediviale del Cairo, il viceré d’Egitto pensa proprio al maestro di Busseto. Un clima che per Mariette sarà decisivo per dare i natali ad “Aida” e, più in generale, per narrare al mondo il passato glorioso dell’Egitto e codificarne una nuova immagine internazionale. Al centro della seconda sezione, la genesi vera e propria dell’opera, si legge per la prima volta il nome di Aida in una lettera datata 27 aprile 1870. Per volere di Ismail Pascià, Mariette scrive, infatti, di suo pugno al librettista del “Don Carlos”, Camille Du Locle, svelandogli una storia dal “titolo curioso, Aida”. È l’inizio di un carteggio tra il Cairo, Parigi e Busseto, che in parte è possibile ammirare in mostra a Torino. Dall’Archivio di Stato di Parma giungono invece alcuni documenti inediti, per la prima volta in assoluto in mostra, come gli abbozzi musicali e le carte manoscritte di Verdi, Du Locle e Ghislanzoni da cui è possibile ricostruire l’evoluzione del libretto di “Aida”: si tratta della traduzione in italiano dello scenario di Mariette, realizzata dallo stesso Verdi e da sua moglie Giuseppina Strepponi, mentre attendevano a Villa Sant’Agata l’arrivo di Du Locle; il secondo documento di Du Locle mostra la trasformazione dello scenario di Mariette in un dialogo in prosa e infine il terzo documento testimonia il passaggio dalla prosa di Du Locle ai versi di Ghislanzoni, il librettista finale di “Aida”. In mostra anche i libretti usati in occasione della prima al Cairo, in italiano, francese e turco, provenienti dall’Istituto Nazionale di Studi Verdiani, che ha imprestato al Museo Egizio la bobina fotografica che fu realizzata nel 1971, nel centenario di “Aida”, e che riproduce i carteggi intercorsi tra Draneht Bey, direttore del Teatro dell’Opera del Cairo, all’epoca del primo allestimento di “Aida” (1871), Verdi, Mariette, burocrati, agenti teatrali, funzionari, scenografi, costumisti. Poco dopo l’invio della bobina all’Istituto di Studi Verdiani, nell’ottobre del 1971, il Teatro dell’Opera del Cairo venne distrutto da un incendio, così come i documenti di cui oggi senza i microfilm non avremmo testimonianza. I bozzetti originali di Mariette, conservati alla Bibliotèque National de France, hanno preso vita grazie al Teatro Regio. Per questa mostra i Laboratori artistici del Regio hanno realizzato appositamente un modellino in legno del Teatro dell’Opera del Cairo dove andò in scena l’opera verdiana. Inoltre, sempre sulla base dei bozzetti originali di Mariette della prima del Cairo, la Sartoria del Regio ha ricostruito, in scala, la caratteristica acconciatura e l’abito di Aida e uno dei costumi di scena di Radames. Per chi volesse poi ammirare l’evoluzione del gusto estetico delle recenti produzioni di “Aida”, nel foyer del Teatro Regio di Torino è stata allestita la mostra “L’Egitto in scena” (12 marzo-28 maggio 2022), con le creazioni di Mario Ceroli, Pier Luigi Pizzi, Carlo Savi, Aldo De Lorenzo, Zaira De Vincentiis, Carlo Diappi e del celebre regista hollywoodiano William Friedkin. Mentre a Milano, l’Archivio Storico Ricordi, lancia in contemporanea con l’esposizione dell’Egizio una mostra pop up dal titolo “Aida a Brera” presso la Biblioteca Braidense, incentrata sulla “Déscription de l’Egypte”, accompagnata da un bozzetto di una delle scenografie della prima di Aida” alla Scala, firmato da Girolamo Magnani. La seconda sezione culmina con il racconto della prima di “Aida” al Cairo (24 dicembre 1871), grazie al reportage del critico musicale Filippo Filippi, a cui è dedicato il Gruppo di Lettura che il Circolo dei lettori di Torino. . L’iniziativa fa parte di un fitto palinsesto di incontri, rassegne, e momenti di approfondimento, in un gioco di rimandi che collega il Museo Egizio e la mostra “Aida, figlia di due mondi” all’ Archivio Storico Ricordi, al Teatro Regio, all’Università degli Studi di Torino, al Museo Nazionale del Cinema e all’Aiace, che al Cinema Romano lancia ad aprile una rassegna sulla cinematografia contemporanea egiziana. A far da corollario alla mostra, una monografia, intitolata “Aida, figlia di due mondi”, edita da Franco Cosimo Panini, con contributi di studiosi internazionali e l’introduzione della presidente del Museo Egizio, Evelina Christillin, e del direttore, Christian Greco.