Osvaldo Cavandoli al Salone del Libro 2026

Il 18 maggio 2026 nello Spazio Editori del Piemonte Salone del Libro 2026 è stato presentato il libro “Lo stile dell’essenziale . The essential  style” alla presenza di: Eric Rittatore (Ambasciatore di Osvaldo Cavandoli), Sergio Cavandoli figlio di (Osvaldo Cavandoli) e Fabio Gusella (Mediatore e Ambasciatore di Osvaldo Cavandol).

Eric Rittatore

 

 

Fabio Gusella

Chi è Osvaldo Cavandoli ?…

Osvaldo Cavandoli nasce il primo gennaio 1920 a Toscolano Maderno , sul lago di Garda . Pochi anni dopo la famiglia si trasferisce a Milano, dove Cavandoli cresce e vive per tutta la sua vita. Frequenta un istituto professionale, e nel 1938 viene assunto come disegnatore tecnico all’ Alfa Romeo e poi alla CEMSA di Saronno . Durante la guerra propone le sue vignette sullo stile di vita del periodo bellico e nel 1944, rispondendo a un’inserzione sul giornale, entra nella squadra della Pagot Film. Qui avviene la sua formazione di animatore e collabora alla realizzazione del film: “Lalla, piccola Lalla” e del primo lungometraggio  italiano a disegni animati : “I Fratelli Dinamite”.

Propone il suo lavoro per Carosello , il contenitore pubblicitario della Rai in onda dal 1957 al 1977. Massimo Lagostina, titolare dell’ omonima fabbrica  di pentole, sceglie come protagonista della sua campagna pubblicitaria  l’originale personaggio che nasce e vive in un unico tratto bianco, che diventerà il protagonista de La Linea. Cavandoli realizza 35 film pubblicitari  de “La Linea Lagostina” della durata di 2′ 30″, sulla note di Io cerco la Titina  e doppiati da  Carlo Bonomi , il quale presta la propria voce al personaggio utilizzando un caratteristico grammelot dall’accento milanese.

L’essenzialità del tratto, l’originalità del personaggio e il carattere un po’ brontolone segnano il successo mondiale della Linea e la sua ascesa nell’olimpo dei personaggi animati. All’inizio degli anni settanta Cavandoli riceve i suoi primi riconoscimenti nei maggiori festival di animazione, i Festival di Anneey e Zagabria , e nel 1973 esce il primo libro: “La Linea”, edito da Bompiani.

Nel 1975 le strisce de La Linea vengono pubblicate anche su: “Il Giornalino ”. Nel 1977 il cineasta realizza la prima serie slegata dalla pubblicità de La Linea, ma negli anni successivi il suo personaggio inizia a sparire dalle reti televisive italiane, ottenendo al contrario grandi successi in tutti gli altri paesi europei. Dal 1980 Osvaldo si unisce professionalmente all’agenzia di disegnatori Quipos  e al suo fondatore Marceelo Ravoni, nominato Eroe del Fumetto a Cartoomics  2007, con un legame di profonda stima e amicizia.

Sergio Cavandoli    Noto al mondo per il personaggio La Linea, Osvaldo Cavandoli è stato un autore poliedrico che nel disegno, nel fumetto e nel cinema d’animazione, ha espresso il proprio sguardo umoristico sull’umanità a cui apparteniamo. La storia, il carattere e l’opera dell’autore, sono il cuore di questo prezioso volume in piccolo formato che accompagna la prima esposizione retrospettiva a lui dedicata dalla città di Milano in cui ha sempre vissuto e lavorato. La curatrice Shirin Chehayed, in collaborazione con il figlio Sergio Cavandoli, ha raccolto materiali d’archivio inediti e curiosità con cui ripercorrere la storia dell’autore e mostrare al grande pubblico anche le opere meno conosciute. Il libro è arricchito dai ricordi di familiari e collaboratori e dagli approfondimenti di Marco Giusti, Mario Verger, Umberto Volpini, Andrijana Ružić, Luca Carini e Gianluca Tosi.

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L’eredità di Osvaldo Cavandoli raccontata dal figlio Sergio

Creatore dell’iconica “Linea”, Osvaldo Cavandoli ha segnato la storia dell’animazione europea. Il figlio Sergio ripercorre la sua visione artistica e racconta come lo Studiocine Cavandoli continui oggi la sua eredità creativa.

Pochi personaggi della nostra cultura visiva sono stati in grado di resistere allo scorrere del tempo come La Linea, la buffa creazione di Osvaldo Cavandoli, esempio eccellente di essenzialità. Autore poliedrico capace di attraversare con originalità il disegno, il fumetto e il cinema d’animazione, il “Cava” è considerato ancora oggi (a quasi venti anni dalla scomparsa) un pioniere assoluto del cartone animato italiano. Ne abbiamo parlato, in occasione di Museocity a Milano, con il figlio Sergio Cavandoli, che da tempo è impegnato a conservare e a far conoscere l’eredità del padre, aprendola soprattutto alle nuove generazioni.

A mio padre ho voluto e voglio un bene immenso, è stato anche un amico e un maestro: mi ha insegnato il rispetto, la bontà, la determinazione. Quando decideva di fare una cosa, andava fino in fondo senza scoraggiarsi. Amava l’allegria e i giovani. In pubblico era semplice e disponibile: gli piaceva far ridere, parlare con tutti, fermarsi a disegnare o firmare autografi. Era una persona cordiale e genuina.

 

 

Osvaldo Cavandoli pioniere dell’animazione

I primi esperimenti del “Cava” nel mondo dell’animazione risalgono a un periodo di grande fermento per questo settore – sono gli anni in cui vedono la nascita film come: “I Fratelli Dinamite” di Nino Pagot e: “La rosa” di Bagdad di Domeneghini. Come si inserisce tuo padre in questo clima di grande curiosità e sperimentazione?
Mio padre ha sempre amato disegnare. Già durante la guerra lavorava come grafico tecnico all’Alfa Romeo e alla CEMSA. Inoltre, realizzava vignette nello stile dei grandi umoristi dell’epoca, dedicate alla vita quotidiana nella Milano del periodo bellico: ironia, sintesi e versatilità grafica facevano già parte del suo DNA.
Nel dopoguerra, quando Milano divenne un vivace centro di scambio tra disegnatori e animatori, si inserì pienamente in quel clima effervescente di creatività e ricostruzione. Quando seppe che i fratelli Pagot cercavano disegnatori, si propose subito come collaboratore. In quello studio imparò le tecniche di animazione e assimilò lo stile cartoon di matrice disneyana, ampliando così il suo repertorio grafico e affinando le sue capacità registiche. Tra le sue principali fonti d’ispirazione figuravano i disegni di Norman Rockwell, le illustrazioni pubblicitarie americane e le vignette umoristiche de Il signore di buona famiglia di Giuseppe Novello.

Quali sono le grandi innovazioni da lui introdotte all’interno di questo mondo?
Prima de La Linea, mio padre cominciò con i pupazzi animati di Pupilandia insieme a Ugo Moroni. In Italia erano in pochi a lavorare con i pupazzi animati “a passo uno”, la tecnica che oggi è conosciuta come “stop motion”, e nessuno rivelava i propri segreti. Dovettero perciò inventarsi tutto dal nulla per le animazioni dei pupazzi, dai materiali agli espedienti tecnici per creare movimenti e inquadrature. Inoltre, non esisteva la plastica, per cui usarono legno, gomma, fil di ferro, ottone, rame. Per animare i personaggi idearono soluzioni ingegnose, come bocche e occhi magnetici intercambiabili per fargli cambiare espressione. Era un lavoro artigianale e pionieristico.

La Linea è certamente la creazione più nota del “Cava”: un personaggio universalmente riconosciuto, capace di parlare a tutti con la sua lingua incomprensibile eppure immediata, e una grafica squisitamente minimale. Da dove nasceva questo suo desiderio di sintesi?
Dopo anni di lavorazioni lunghissime con i pupazzi – medialmente quattro/sei mesi di lavoro per due minuti e mezzo di spot – voleva qualcosa di essenziale, che potesse realizzare in autonomia e in tempi più rapidi. Nacque così La Linea, un personaggio che si avvicina più al design che all’estetica disneyana, caratterizzata da molti dettagli, personaggi, fondali, eccetera. Ha voluto togliere tutto il superfluo e lavorare solo con segno e movimento. I colleghi gli dicevano che era matto: come si può animare un personaggio senza occhi, senza bocca, senza alcun dettaglio? La Linea è stata la sua sfida: dimostrare che con pochissimo si può ottenere il massimo. E direi che ci è riuscito.

Le attività di Studiocine Cavandoli a Milano

Da anni sei impegnato a mantenere viva l’eredità artistica di tuo padre, con attività di promozione, laboratori e momenti di divulgazione. Mi parli delle attività di Studiocine Cavandoli e delle vostre ambizioni in ottica futura?
Dopo la sua scomparsa, abbiamo ristrutturato e trasformato lo spazio in cui lavorò in uno studio-museo. Dal 2017 apriamo al pubblico su appuntamento con visite guidate: vogliamo far conoscere mio padre e la sua opera soprattutto ai più giovani, attraverso attività con le scuole secondarie di primo e secondo grado, accademie come l’Accademia di Brera, istituti di moda e grafica. In questi anni ci siamo impegnati a farlo conoscere di più in Italia, dove era meno celebrato rispetto all’estero. Una grande emozione è stata l’iscrizione, nel 2017, tra i Cittadini illustri al Famedio del Cimitero Monumentale di Milano.
Partecipiamo a iniziative come Milano MuseoCity con visite e laboratori per bambini, coinvolgendo artisti e animatori che l’hanno conosciuto e hanno lavorato con lui. L’anno scorso abbiamo nominato alcuni “CAVAmbasciatori”: persone che, ciascuna con la propria esperienza, contribuiscono a diffondere la storia del “Cava” in Italia e all’estero.
C’è poi la mostra itinerante Osvaldo Cavandoli, lo stile dell’essenziale, che sta girando tra biblioteche, scuole e spazi espositivi in Lombardia, Piemonte e in futuro ci auguriamo in altre regioni. La prossima tappa sarà a maggio nella biblioteca comunale di Rozzano Cascina Grande (MI). Ad aprile, presso Palazzo Pirola a Gorgonzola (MI), è stata inaugurata un’altra mostra dedicata al Cava, aperta al pubblico fino al 6 giugno. A maggio, abbiamo presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino l’omonimo libro: “Osvaldo Cavandoli, lo stile dell’essenziale”, pubblicato da Edizioni Astragalo.
Tutte queste attività nascono proprio con questo intento: fare in modo che il lavoro di mio padre venga custodito, valorizzato e trasmesso nel tempo, così come il suo spirito e la sua fantasia

Quando entravo nel suo studio mi sembrava il paese dei balocchi, ma mi fecero accedere solo un paio di volte perché combinavo sempre qualche guaio. Ricordo ancora il set illuminato con i pupazzi: rimasi senza fiato per la bellezza dei colori e delle luci, per l’atmosfera magica che emanava. Ho provato la stessa emozione anni dopo, entrando per la prima volta in uno studio televisivo.

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