Il 30 ottobre 2025 negli spazi del Teatro del falcone di Palazzo Reale di Genova ha avuto luogo la preview per la Stampa della mostra: ” SAN GIORGIO. Il viaggio di un santo cavaliere dall’Oriente a Genova”, visitabile dal 31 ottobre 2025 al primo marzo 2026.
L’ esposizione è la prima importante rassegna dedicata a san Giorgio, uno dei quattro santi patroni di Genova. La sua figura, simbolo di protezione, è diffusa sin dal Medioevo nelle immagini religiose, sui portali dei palazzi, nei documenti ufficiali come nel gonfalone della città: la sua bandiera sventola ancora oggi sui palazzi pubblici. Patrono dei cavalieri, invocato come protettore della peste, Il legame tra San Giorgio e la Repubblica di Genova si intreccia nel corso dei secoli.
La figura di San Giorgio, cavaliere e martire, attraversa secoli e culture come un filo rosso che intreccia mito, fede, eroismo e arte. La sua immagine, che unisce il cavaliere alla leggenda del drago, è tra le più potenti dell’immaginario cristiano e occidentale, capace di sintetizzare in una sola scena il conflitto eterno tra il bene e il male.
“San Giorgio è un santo che in tutto il Mediterraneo e in tutta Europa ha avuto una diffusione vastissima – aveva spiegato Alessandra Guerrini, direttrice dei musei nazionali di Genova e una delle curatrici – e la nostra mostra parte da Genova, va in Oriente, e ritorna a Genova da dove si irradia in Europa. È un’iconografia molto facile, ma anche molto complessa: il cavaliere, il drago, la principessa, la lotta contro il male, la protezione dei più deboli. Il mito di San Giorgio, che è stato codificato da Jacopo da Varazze nel Duecento, è un mito straordinario che attraversa le epoche e i secoli. L’idea di questa mostra è quella di partire dalla nostra città e capire come questa iconografia si sia diffusa in tutto il mondo antico“.
E confermando che “È forse la mostra più complessa che abbiamo fatto negli ultimi anni. Una mostra preziosa, con trentaquattro opere, tutte molto diverse tra loro, sotto vetro, provenienti da trentuno musei e istituzioni. Dietro c’è un lavoro di ricerca di due anni, sostenuto da un comitato scientifico internazionale. Siamo partiti da uno dei santi più identitari per Genova per poi spaziare nel mondo”.
“La storia di San Giorgio – continua Guerrini – è una storia particolarissima. È un santo nato nell’Oriente cristiano, dove era venerato come martire. Ma nel corso dei secoli, la sua immagine si trasforma: da soldato a cavaliere, da testimone di fede a simbolo del trionfo del bene. Il demonio che affronta assume forme diverse, fino a diventare il drago che tutti conosciamo. È un’iconografia che parla a culture lontanissime tra loro: c’è il drago cinese, il drago islamico, quello bizantino. San Giorgio diventa un archetipo, un santo necessario”.
Questo percorso di immagini e simboli si sviluppa nel Medioevo, quando la leggenda – trascritta da Jacopo da Varagine nella Legenda Aurea – assume la forma che ancora oggi conosciamo. Guerrini aggiunge; “Il drago è un animale pestifero che uccide col fiato. La città gli sacrifica prima le pecore, poi i giovani, finché resta solo la figlia del re. Quando arriva San Giorgio, il bene trionfa. È una storia che ha tutti gli elementi del racconto universale: il cavaliere, la principessa, il mostro, la salvezza. E non è un caso che piaccia così tanto: è una fiaba morale, ma anche una parabola di coraggio e di giustizia”.
La mostra si apre con il rapporto tra Genova e il santo, un legame antichissimo. “San Giorgio – ricorda la direttrice – è presente ovunque in città, dai portali delle chiese ai palazzi pubblici, fino al nuovo ponte, intitolato proprio a lui come segno di rinascita. A differenza di quanto accaduto altrove, dove il suo culto si è affievolito dopo la Controriforma, qui non è mai stato dimenticato”.
Ma il racconto si allarga ben oltre i confini liguri: dal Portogallo alla Georgia, dalla Sicilia a Venezia, passando per i grandi centri dell’arte europea. Opere da Parigi, Bruxelles, Colonia, Amburgo e da musei italiani dialogano in mostra in un intreccio di linguaggi e materiali: pittura, scultura, oreficeria, miniature, ceramiche, incisioni.
Tra i prestiti più importanti, Guerrini cita: “tre opere del Louvre e lo straordinario Reliquiario del braccio di San Giorgio dal Tesoro di San Marco, un doppio contenitore bizantino portato in Occidente nel 1204. È un oggetto di culto e di straordinaria bellezza, che si apriva come un fiore per permettere ai fedeli di vedere il contenitore della reliquia, già sacro di per sé”.
Il cuore del percorso si trova nelle sale centrali del Teatro del Falcone, dove si incontrano i grandi maestri del Quattrocento.
“Forse la star della mostra – spiega Anna Manzitti, storica dell’arte e tra i curatori dell’esposizione – è la meravigliosa tavola di Andrea Mantegna, che per la prima volta arriva a Genova. È l’unico San Giorgio in cui tutto è compiuto: il drago è sconfitto, il santo è vittorioso”.
Accanto a Mantegna, due piccoli ma preziosi pannelli di scuola ferrarese, di Ercole de’ Roberti e Cosmè Tura: “Due opere diversissime ma unite dalla stessa tensione formale. La tavoletta di De’ Roberti proviene dal Polittico Griffoni, uno dei capolavori del Rinascimento, oggi smembrato tra i grandi musei europei. Quella di Tura, invece, era parte di un altarolo domestico: frammenti, certo, ma carichi di storia e di significato”.
Se l’iconografia del santo nasce in Oriente, la sua fortuna esplode in Occidente. “C’è un quadro ancora non attribuito – racconta Luca Leoncini, curatore e storico dell’arte – indicato come anonimo bresciano, che è un capolavoro dell’arte cortese italiana. È stato difficile ottenerlo, perché è uno dei pezzi più amati della Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia. Ma rappresenta perfettamente San Giorgio come emblema del condottiero, del cavaliere ideale. Tutti i colleghi che hanno collaborato ci hanno detto la stessa cosa: questo è un santo globale. Non solo genovese o italiano, ma universale. Un archetipo che attraversa tutte le culture: il guerriero che combatte il mostro”.
La mostra non segue un ordine cronologico, ma tematico. Leoncini continua: “Abbiamo voluto che il visitatore attraversasse diversi piani di racconto: il santo guerriero, il drago, la città, la devozione. Le opere, questi piccoli tesori, sono incastonate in un percorso visivo e simbolico”.
A rendere l’esperienza ancora più intensa, un grande lavoro di documentazione. Guerrini racconta: “Abbiamo realizzato una campagna fotografica e video a tappeto, con riprese col drone e in macro, per restituire dettagli invisibili. Abbiamo documentato persino l’affresco bizantino del San Giorgio in Cattedrale, difficile da vedere dal vivo. È stato un lavoro tecnico enorme”, coordinato da Giulia Zanasi del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, Venaria Reale.
Il percorso si chiude con una mappa della città, che invita il pubblico a scoprire le raffigurazioni di San Giorgio diffuse a Genova. “Uscendo – spiega Manzitti – il visitatore trova una grande mappa che segnala i luoghi dove San Giorgio è ancora visibile: portali, affreschi, murales contemporanei. L’invito è quello di continuare il racconto, inviando nuove segnalazioni e immagini. È un modo per far vivere la mostra anche fuori dalle sue sale”.
Si era pensato anche ai bambini e alle bambine, attraverso un quaderno speciale e un’audioguida dedicata. Ogni bambino potrà ritirare un quaderno con attività-gioco per esplorare i temi della mostra.
Saranno inoltre scaricabili con QR code alcune brevi audioguide da utilizzare durante la visita in famiglia, per scoprire le curiosità e le opere esposte.
Il bellissimo catalogo ben stampato, pubblicato da Dario Cimorelli Editore, raccoglie saggi di alcuni dei più autorevoli studiosi di iconografia medievale, tra cui Michele Bacci dell’Università di Friburgo, che analizza la diffusione del culto “dal IX secolo ai monumenti della Georgia, dove San Giorgio sostituisce Lenin”. “È un libro denso, ma anche piacevole – commenta Guerrini – perché ci mostra come questa storia si rinnovi di continuo”.
L’ingresso alla mostra è compreso nel biglietto unico dei Musei Nazionali di Genova (intero 12€/ ridotto cittadini UE 18-25 anni: 2€/ gratuito aventi diritto e titolari card MNG).
La mostra osserva gli stessi orari di apertura di Palazzo Reale.
La prenotazione dell’ingresso per i gruppi è obbligatoria, per informazioni e prenotazioni:
palazzorealegenova@cultura.gov.it
tel. +393270511617
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