Il 20 gennaio 2024, in occasione della giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, nella Sala Espositiva Comunale “Gino Vanzi” gestita dalla Proloco di Venaria Reale è stato vissuto un pomeriggio di incontri intitolato: “Pièmont dev vive”, tra i ricordi dl’e Piole per far rivivere tramite la storia, la cultura, la poesia e la musica del Piemonte le tradizioni regionali.

   

A questo incontro erano presenti, oltre le Autorità molte altre persone, tra cui i membri dell’ Associazione Culturale Piemontese Nòste Rèis  Noste.

Associazione Culturale Noste Reis – Lingua e cultura del Piemonte

Il Piemonte conta circa 4.350.000 abitanti tra autoctoni e immigrati che rappresentano 400 di diverse nazionalità.

Il Piemontese è una lingua “romanza “definita gallo-italico, dalle origini celtico/liguri, riconosciuta come lingua autoctona del consiglio d’Europa …ma non tutelata dell’Italia.

I primi scritti risalgono al XII secoli con i “Sermoni”, a cui seguono alcuni, libri danno origine nel XIV° secolo e a seguire dal XVI° secolo in poi, ad una ricca letteratura in lingua piemontese. A livello regionale non esiste una forma linguistica unica, ma ben 8 forme locali diverse, tra cui sono comprese alcune lingue riconosciute minoritarie come l’occitano, il franco provenzale e il walser, parlate in alcune zone alpine e tutelate dalla legge 482. La lingua Piemontese, nonostante alcuni tentativi della regione, non essendo stata omologata dallo stato italiano, non gode di particolare agevolazione e quindi non viene insegnata nelle scuole, unica soluzione per garantirne la sopravvivenza.

All’università di Torino mi dicono sia presente un corso di occitano, che in certe vallate del cuneese, tramite la Chambra d’oc, riscuote un minimo di attenzione, come parrebbe l’uso della lingua francese nelle zone valdesi.

Le statistiche registrano un notevole calo del numero dei parlanti stimati in meno di 700.000, più presenti in alcune zone periferiche , rispetto alle grandi città, in primis Torino, in cui si rilevi comunque un certo numero di soggetti che dicono di capirlo più o meno bene, forse retaggio di certi stabilimenti (FIAT & C.).

Per quanto riguarda l’insegnamento, sono stati fatti alcuni tentativi, vedi l’esempio di Noste Reis qui presente, e di Governatura Piemontese, che in passato attivarono, su mandato della regione, dei corsi di Piemontese al momento in sospeso. Essendo poche le realtà operative, cito in primis la “Ca de Studi Piemonteis”, considerata anche la mancanza di una normativa ad hoc, se non trovano risposte rapide, il piemontese da lingua di un popolo, non trovando un adeguato sostegno, si ridurrà a qualche battuta da osteria tipo Boia Faus… finendo…nei musei.

Nota: Occorre notare che nel 1563 il duca Emanuele Filiberto traferì la capitale del ducato da Chambery a Torino e con un decreto, adottò l’italiano come lingua dello stato Sabaudo, che divenne “bilingue”, in quanto il francese rimase in uso in particolare in Savoia e nella Valle d’Aosta; per inciso, ancora ai tempi di Cavour diversi giornali erano scritti in francese, che prima dell’Inglese, fu anche la lingua della diplomazia (Si segnalano interlocuzioni in Piemontese tra Cavour e VE II°).

Parrebbe, almeno in buona parte risolto, il problema delle bandiere del Piemonte, il ben noto Drapeau, risalante al 1424, che omologato dalla regione Piemonte nel 1995, in tempi recenti ha visto la consegna del consiglio regionale, nei giardini della reggia di Venaria Reale e in altre sedi provinciali.

Ultimamente inoltre, il consiglio regionale del Piemonte, sotto l’impulso della presidenza, ha provveduto ad ufficializzare la festa del Piemonte in corrispondenza con la battaglia dell’Assetta, mentre la commemorazione del rinnovo dei voti a Superga, in occasione dell’assedio di Torino 1706, risulta ancora in aspettativa, anche se la ricorrenza, una volta molto sentita, viene celebrata, non ufficialmente, da qualche assicurazione di volonterosi e limitatamente alla liberazione dell’assedio, del comune di Torino tramite il gruppo storico Pietro Micca.

Infine, per definire quale sia l’inno del Piemonte, al momento mancante e ritenuto da tanti piemontesi un atto essenziale, in quanto una bandiera senza inno parrebbe piuttosto carente, dopo alcune riunioni introduttive, è stata istituita in regione, ad opera del presidente del consiglio regionale, Stefano Allasia, una commissione ad hoc, che sta attualmente valutando varie proposte.

Tra i fautori di Gipo Farassino, dell’inno di Savoia, e/o altri autori vecchi e nuovi, la scelta non sembrerebbe semplice.

Personalmente, con altri, escludendo, per rispetto delle tradizioni, varianti in italiano, sosteniamo l’inno dei BrandéPiemont dev vive”, di Camillo Brero, replicato più volte a Superga.

Brano a parere di molti assai adatto per il testo essenziale bandistico, cosa non facile per una canzone alquanto bella.

N.B.:

L’ autore è stato un noto rappresentante della piemontesità nonché studioso e autore di diversi testi…senza nulla togliere a celebri chansonnier ed altri brani “in lingua Piemontese”.

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