Il 7 settembre 2026 presso la Galleria San Federico di Torino è stata presentata alla Stampa la Stagione 2026/2027 dell’Accademia Corale Stefano Tempia.

 La giornalista Simona Sivoldi ha moderato l’incontro con passione e professionalità e, dopo aver dato il benvenuto ai presenti e ricordato che l’ Accademia Corale Stefano Tempia e stata fondata  nel 1875  , la più antica associazione musicale del Piemonte, nonché la prima accademia corale nata in Italia. L’anno scorso sono stati festeggiati i 150 anni dell’Accademia.

La Stagione 2026/2027 nasce attorno all’idea dei confini mobili: confini che non dividono, ma invitano al passaggio, trasformando ogni frontiera in uno spazio di dialogo. Dalla penisola iberica, con il Festival dedicato a Manuel de Falla, il percorso attraversa geografie reali e immaginarie, intrecciando musica e letteratura, Oriente e Occidente, jazz e tradizione colta, fino ad approdare alla dimensione più universale della musica come esperienza collettiva e condivisa, con la Sunrise Mass di Ola Gjeilo. Accanto alla valorizzazione della coralità, vocazione originaria e sempre viva dell’Accademia, la stagione rinnova inoltre il proprio investimento sulle nuove generazioni, attraverso la presenza di giovani interpreti e la nascita della nuova Orchestra dell’Accademia Stefano Tempia, destinata ad affiancare il coro nelle principali produzioni dell’Associazione.

 Una stagione che comincia con un festival e che, da lì, mette in movimento confini geografici, temporali e musicali. È la Stagione 2026/2027 dell’Accademia Corale Stefano Tempia, che inaugura il nuovo cartellone con il Festival Manuel de Falla, un trittico di concerti in programma dal 25 al 27 settembre alla Chiesa di San Dalmazzo a Torino. Quattro secoli di musica spagnola saranno raccontati attraverso tre strumenti e tre diverse prospettive: la chitarra, il pianoforte e la voce. “Confini mobili. Itinerari tra memorie lontane, suoni d’oggi e impegno sociale” è il tema scelto per la nuova Stagione: confini che non dividono, ma diventano luoghi di passaggio e di incontro. La musica diventa così lo strumento per attraversare epoche, geografie, linguaggi e tradizioni, mettendo in relazione repertori lontani e sensibilità contemporanee. Il Festival Manuel de Falla rappresenta il primo e più evidente esempio di questo percorso, con una Spagna osservata da angolazioni diverse e una programmazione che parte dalle antiche danze per arrivare alla musica del Novecento.

 «Abbiamo scelto di costruire una stagione capace di tenere insieme la ricerca musicale e la volontà di rendere la musica sempre più accessibile e partecipata – spiega Isabella Oderda, presidente dell’Accademia Corale Stefano Tempia –. “Confini mobili” racconta proprio questo: la possibilità di attraversare repertori, culture e linguaggi diversi, ma anche di creare relazioni nuove con il territorio e con le istituzioni culturali che lo animano. In questa prospettiva si inserisce anche la collaborazione con il Centro Civico di Formazione Musicale, progetto della Città di Torino realizzato con il supporto di Fondazione per la Cultura Torino, che ci permette di rafforzare la dimensione formativa della nostra attività e di lavorare sulla musica come strumento di inclusione, partecipazione e crescita della comunità».

IL FESTIVAL MANUEL DE FALLA

Ad aprire il festival, venerdì 25 settembre, sarà Corde di Spagna, recital per chitarra sola del giovane chitarrista italo-messicano Gianluca Daglio. Il programma attraversa quattro secoli di musica spagnola, dalle danze raccolte da Gaspar Sanz nel Seicento fino al Novecento di Manuel de Falla, Isaac Albéniz e Joaquín Turina. La chitarra diventa il filo conduttore di un percorso nel quale una tradizione fortemente riconoscibile cambia volto nel corso dei secoli, passando dal carattere ritmico e popolare della musica de resgueado alla dimensione concertistica, fino alla ricerca del Novecento. Al centro del programma L’Homenaje di De Falla, composto nel 1920 in memoria di Claude Debussy e considerato una pietra miliare del repertorio moderno.

Il secondo appuntamento, sabato 26 settembre, è Fuoco e visione, recital pianistico di DongYang Xing. Il pianoforte diventa lo strumento attraverso cui esplorare la dimensione più virtuosistica, teatrale e visionaria della tradizione iberica. Il programma mette in relazione autori e sensibilità differenti: le danze e il colore di Enrique Granados, le sonate di Domenico Scarlatti come ideale ponte tra Italia e Spagna, il linguaggio essenziale e sospeso di Frederic Mompou, la Fantasía Bética di De Falla e, in chiusura, Triana di Albéniz, evocazione musicale del quartiere sivigliano. Protagonista il pluripremiato DonYang Xing, pianista nato nel 1999 e formatosi tra il Conservatorio di Torino, la Hochschule für Musik und Tanz di Colonia e le Hochschule für Musik di Detmold.

A chiudere il festival, domenica 27 settembre, sarà la Spagna in musica, con il mezzosoprano Elisa Barbero e la pianista Chiara Romanelli. Il concerto si concentra sulla Spagna tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento e sul rapporto tra musica colta e tradizione popolare. Dai Valses poéticos e dalle Tonadillas en estilo antiguo di Granados, legati all’immaginario di Goya, alle Siete canciones populares españolas di De Falla, fino alle Canciones populares españolas di García Lorca, il percorso attraversa l’eleganza dei salotti, il teatro popolare e la dimensione più spontanea della musica delle piazze, delle feste e della memoria collettiva. Interpreti della serata Elisa Barbero, artista dalla solida carriera internazionale maturata nei principali teatri d’opera italiani ed europei e la musicista Chiara Romanelli, da sempre impegnata nella valorizzazione del repertorio cameristico e nella riscoperta di pagine rare del patrimonio pianistico.

 «Il Festival Manuel de Falla è il punto di partenza di una stagione nella quale abbiamo cercato di costruire percorsi capaci di sorprendere il pubblico e, allo stesso tempo, di mantenere un forte legame con la nostra identità – sottolinea Luigi Cociglio, direttore artistico e maestro del coro dell’Accademia Corale Stefano Tempia –. Dopo la musica spagnola, il programma ci porta nel rapporto tra musica e letteratura, nelle grandi città del mondo attraverso il sassofono e infine nella dimensione corale contemporanea. Sono percorsi molto diversi, ma accomunati dalla volontà di mettere in relazione repertori, interpreti e linguaggi e di offrire al pubblico occasioni di ascolto non scontate».

DALLA MUSICA E LETTERATURA ALLE CITTÀ DEL MONDO

Il viaggio della Stefano Tempia prosegue lunedì 19 ottobre al Teatro Juvarra con Ombre e racconti, che segna il ritorno a Torino dell’arpista Letizia Belmondo, insieme agli ex studenti del Suzuki Talent Center. L’appuntamento si inserisce nelle celebrazioni per il 50esimo anniversario del Metodo Suzuki in Italia e unisce due storiche realtà musicali torinesi. Il programma nasce dall’incontro tra musica e letteratura e costruisce una sorta di teatro dell’immaginazione. Al centro ci sono il Conte fantastique di André Caplet e Usher di Philippe Hersant, ispirati ai racconti di Edgar Allan Poe La maschera della morte rossa e La caduta della casa Usher. Le atmosfere si ampliano con Musica notturna di Lex van Delden e O canto do cisne negro di Heitor Villa-Lobos, mentre il Libertango di Astor Piazzolla introduce nel finale un inatteso cambio di prospettiva. La presenza della voce recitante rende ancora più stretto il rapporto tra parola, racconto e musica.

Lunedì 9 novembre al Teatro Vittoria sarà invece il sassofono a guidare il pubblico attraverso Metropoli sonore. Il Trio Artema, nella particolare formazione di due sassofoni e pianoforte, propone un viaggio musicale attraverso alcune grandi città del mondo, intese non soltanto come luoghi geografici ma come spazi nei quali culture, memorie e linguaggi si incontrano e si trasformano. Il percorso mette in dialogo jazz e tradizione colta, Oriente e Occidente: Porgy and Bess Fantasy guarda alla New York del Novecento, mentre il ciclo Ciudades di Guillermo Lago rielabora ritmi, colori e memorie di città reali. Le composizioni di Jun Nagao e Masanori Katoh completano un programma nel quale il sassofono, strumento duttile e profondamente legato alla contemporaneità, diventa il filo conduttore di un viaggio fra mondi musicali differenti.

IL DEBUTTO DELL’ORCHESTRA D’ARCHI STEFANO TEMPIA

Il 30 novembre al Conservatorio Giuseppe Verdi, Un’ode all’umanità – Verso la luce conclude il primo percorso della Stagione 2026/2027 con un appuntamento inserito nella rassegna Mondi, Culture, Musiche, promossa da Sistema Musica Torino. Al centro della serata la Sunrise Mass di Ola Gjeilo, una delle opere più significative della musica corale contemporanea. Composta nel 2008, non è una messa liturgica tradizionale, ma un percorso simbolico costruito su alcuni testi dell’Ordinario, che accompagna l’ascoltatore dalla contemplazione dell’universo alla ricerca dell’identità e dell’equilibrio umano. Il cammino della Sunrise Mass sarà introdotto dall’Andante festivo di Jean Sibelius, in un ideale ponte tra due generazioni della musica nordica.

Accanto al coro dell’Accademia Stefano Tempia partecipa la Società Corale Città di Cuneo, diretta da Giuseppe Cappotto. Il concerto presenta inoltre la nuova Orchestra d’Archi Stefano Tempia, formata prevalentemente da giovani professionisti e guidata dal primo violino Andrea Scapola.

La stagione proseguirà nella seconda parte dell’anno con nuovi progetti e nuovi interpreti, sviluppando ulteriormente il tema dei “Confini mobili” e il dialogo tra repertori, linguaggi e generazioni.

Informazioni:

Accademia Corale Stefano Tempia

www.stefanotempia.itinfo@stefanotempia.it

Biglietti:

Ticket